Marcello Mastroianni: cinque scene per un’icona

In un’epoca piuttosto povera di grandi nomi che diano lustro alla cultura italiana al di fuori dei confini nazionali, è lecito pensare con un misto di gratificazione e nostalgia ai tempi in cui volti e firme italiane erano simboli istantanei di qualità, fascino e maestria agli occhi del mondo.

C’è stato infatti un periodo relativamente recente in cui l’Italia ha saputo offrire bellezza senza pari attraverso un’arte recente: il cinema. Da Federico Fellini a Sophia Loren, da Vittorio De Sica a Claudia Cardinale, sono molti i nomi che nei primi decenni del dopoguerra hanno conquistato il pubblico internazionale e contribuito a creare un’immagine del nostro paese come terra di glamour, gioia di vivere, classe e ispirazione artistica.

Se si dovesse però scegliere una sola figura, almeno in campo maschile, che meglio di tutti ha incarnato l’Italia della dolce vita, si tratterebbe proprio del protagonista del film omonimo: Marcello Mastroianni.

 Nato a Fontana Liri, in provincia di Frosinone, il 28 settembre 1924, e scomparso a Parigi il 19 dicembre 1996, nel corso della sua carriera Mastroianni è riuscito a essere contemporaneamente uno dei più noti divi mondiali e un’eccellente punta di diamante dell’arte della recitazione, mai contento di crogiolarsi su ruoli ripetitivi ma sempre alla ricerca di nuove sfide, spesso contro ogni tipo di logica commerciale.

Passando agevolmente dai film d’autore di Fellini, Polanski o Bellocchio fino alla migliore commedia all’italiana de I soliti ignoti o Divorzio all’italiana, il suo saper essere a seconda dell’occasione popolare e raffinato, leggero o impegnato lo ha reso l’attore versatile per eccellenza, mai determinato a rimanere imprigionato in un unico ruolo.

Abbiamo scelto cinque scene memorabili (tra tantissime altre che avrebbero potuto essere incluse) per ricordare l’opera di questo straordinario attore:

LA DOLCE VITA (1960)

Impossibile citare Mastroianni senza citare il suo film più noto, se non il film più noto della cinematografia italiana, in grado nel 1960 di rendere un regista (Fellini) una superstar, di creare vocaboli ormai di uso comune in Italia e all’estero (“paparazzo” nasce qui, così come la stessa espressione del titolo), di scandalizzare mezza Italia e di richiamare al cinema l’altra metà. Se però La dolce vita è in realtà un amaro atto d’accusa verso la decadenza morale di una Roma senza più valori, persa dietro a starlette e festini, è anche impossibile non ricordarla per questa scena con protagonisti Anita Ekberg e Mastroianni, diventata col tempo l’emblema stesso del cinema italiano.

DIVORZIO ALL’ITALIANA (1961)

Diretto da Pietro Germi, di cui si dice che riprese i tic facciali per dare corpo al personaggio del barone Cefalù, in questo esempio magistrale di commedia (anch’essa) all’italiana, Mastroianni mette in mostra tutto il suo talento comico, già espresso in numerosi film ma forse mai a questo livello. Prendendo spunto da una vergognosa legge dell’epoca, che consentiva ai coniugi traditi di uccidere il partner cavandosela con poco (il cosiddetto “delitto d’onore”), il film spinge lo spettatore a parteggiare per il protagonista, che per potersi dedicare a una più giovane amante tenta subdolamente di liberarsi della moglie.

UNA GIORNATA PARTICOLARE (1977)

Dopo aver già collaborato con Ettore Scola in Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) e Permette? Rocco Papaleo, Mastroianni torna in coppia con la sua partner più affiatata, Sophia Loren, per quella che sarà considerata una delle prove d’attori migliori delle due star ormai mature. La storia, ambientata nel giorno del 1938 in cui Adolf Hitler venne in visita a Roma, vede l’incontro di due solitudini diverse: quella della casalinga triste rassegnata a una vita insoddisfacente e quella di un uomo avversato dal regime fascista perché omosessuale. In ruoli così diversi dai loro cliché, i due creano una perfetta coppia impossibile, tra leggerezza e duri confronti con la realtà della loro condizione.

8 ½ (1963)

Il rapporto tra Federico Fellini e Marcello Mastroianni, iniziato con La dolce vita, è proseguito per tutta la carriera dei due giganti del cinema, attraverso momenti di complicità come La città delle donneIntervista e Ginger e Fred. Se però c’è una pellicola che ha visto un’identificazione pressoché totale di Mastroianni come alter ego del regista riminese è proprio 8 ½, un film sull’incapacità di realizzare un film, con un canovaccio di base che vede un regista in crisi d’ispirazione su cui si accumulano le visioni, i sogni, i ricordi dello stesso Fellini in un grande viaggio nella mente del protagonista. Il finale a tempo di musica, di cui forse è meglio non svelare molto, è ancora oggi considerato una delle vette di poesia e gioia di vivere del cinema italiano.

IERI, OGGI E DOMANI (1963)

Vittorio De Sica, allontanatosi dai drammi neorealisti come Sciuscià e Ladri di biciclette che lo avevano reso uno dei registi più rispettati dell’epoca, realizza un piccolo gioiello di commedia basata esclusivamente sul talento dei due protagonisti, Sophia Loren e Mastroianni, che nei decenni a seguire saranno considerati i volti-simbolo della cinematografia italiana nel mondo. Diviso in tre episodi dai toni diversi, il film viene ricordato soprattutto per una delle ultime scene, che vede la Loren impegnata in uno storico spogliarello mentre Mastroianni ulula senza controllo nel godersi lo spettacolo da spettatore. La scena, rimasta iconica, fu citata con grande autoironia dai due protagonisti trent’anni dopo per il film Pret à porter di Robert Altman, in cui i due riprendono gli stessi ruoli con un finale probabilmente adattato all’età.

Una risposta a "Marcello Mastroianni: cinque scene per un’icona"

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  1. Pierpaolo Pasolini la chiamava la borghesia che si rivolta contro se stessa. Il divo Mastroianni, incarnazione del maschio italico dominante, espressione massima del celolunghismo fallico, un’immagine a meta tra viveur anni 20 e poeta maledetto francese, specchio dietro cui si cela il piu nostrano degli archetipi. Patria virtu? Mi dispiace ma io non abbocco.
    Intendiamoci, nulla da dire sul Matroianni artista, dotato di notevoli capacita canore e attoriali, qui si parla del Mastroianni del grande schermo, l’uomo forte, l’uomo macho e maledetto, lo sciupafemmine che fa incetta di bambole mentre la moglie massaia prepara il bucato (#italiadc#anni60#pianomarshall#comeravamo).
    Per cinquant’anni l’Italia dei Mastroianni ha trasmesso sulle frequenze di tutto il mondo un segnale pregno di testosterone, brillantina, ma soprattutto, troviamo il coraggio di dirlo, del piu becero maschilismo.
    In quest’italietta bianca, borghese e soprattutto maschia, dove il fallo maximus si erge a scettro del potere borghese (e neoliberista), suadente anaconda del peccato che si attorciglia in una letale stretta balenobianchista. Per carita, e’ la stessa italia dei carabinieri coi baffi, dei ‘’io me te magno’’, del golpe Borghese – ma e’ nello sdoganamento dell’ormone, vivida espressione del merlo maschio, che il popolino piccoloborghese si sublima. E allora ben venga Anita Hepburn in fontana, lo spogliarello della Loren (ridotta ad articolo della peggior macelleria) e tutte le scene citate nell’articolo.
    Non c’e niente da rimpiangere di questa italietta – e chi non se ne accorge o e ignorante (nel senso che ignora) o in mala fede – e’ ora di dirlo forte e chiaro, mentre metoo sconvolge finalmente il mondo celolunghista e la Presidenta non e’ piu un errore ortografico: non era affatto dolce quella vita!

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