La storia e la traduzione di ‘Fairytale of New York’, la canzone natalizia meno natalizia di sempre

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Le canzoni di Natale, così come poi il Natale stesso, generano da sempre reazioni contrastanti: da una parte c’è chi non aspetta altro che il mese di dicembre per rispolverare il suo cd vecchio di trent’anni di All I Want for Christmas Is You, col suo corollario di abeti, elfi e neve. E poi c’è chi le canzoni di Natale le detesta, giudicandole una trappola di melassa zuccherosa nella quale sono riusciti a cadere anche i più grandi rocker di sempre, da John Lennon a Freddie Mercury ai Ramones.

C’è però una canzone di Natale, ed è una canzone piuttosto amata, visto che nel Regno Unito è stata votata come la più bella di sempre e ha oltre 300 milioni di ascolti su Spotify, che forse, e diciamo forse, riesce nel miracolo di piacere anche a quei bastian contrari simil-Grinch che non abbiano nessuna considerazione per i buoni sentimenti natalizi. E’ una canzone dei Pogues, è Fairytale of New York.

Sarebbe già indicato parlarne visto il dicembre imminente, ma visto che oggi ci ha lasciato a 65 anni Shane MacGowan, che dei Pogues è stato il cantante e l’anima, forse durante questo avvento 2023 sarà ancora più toccante ascoltare questa canzone, che pattina sul ghiaccio sottilissimo del sentimento senza mai cadere nello svenevole, anzi riuscendo nell’impresa di rendere romantici alcuni degli insulti più violenti che si siano sentiti nella musica pop.

In omaggio a Shane MacGowan, e per ogni Natale futuro in cui ascoltare questo pezzo significherà anche ricordare lui e il suo tormentato genio musicale, questa è la storia di Fairytale of New York dei Pogues, anno 1987.

Al tempo i Pogues sono un gruppo in grande ascesa: sono sulla scena musicale dal 1982, hanno già fatto uscire due album di cui uno prodotto da Elvis Costello, e a loro si deve il merito di aver offerto a un pubblico giovanile una versione risciacquata nel punk della musica tradizionale irlandese, rendendo di nuovo popolare un genere che sembrava destinato alle balere per anziani. La cosa più divertente è che nessuno dei membri dei Pogues era nato in Irlanda, pur finendo per diventare la band di Irish music più famosa al mondo.

Il loro autore principale e frontman è la cosa più improbabile che si sia mai vista su un palco: perfino Johnny Rotten dei Sex Pistols, un gruppo noto per voler causare repulsione più che adorazione, aveva delle fattezze che al confronto si direbbero delicate. MacGowan ha una dentatura peggiore dell’intera storia della discografia mondiale, forse sfidabile solo dal Keith Richards primi anni ’70 coi denti distrutti dall’eroina tra una trasfusione di sangue nuovo e l’altra. Come se non bastasse, le sue orecchie a sventola sembrano uscite da un fumetto, la sua voce non ha niente di melodioso e il suo consumo di alcolici ha probabilmente costituito un buon 10% degli introiti globali della Guinness nel corso degli anni.

In compenso, però, il buon Shane sa scrivere bene, e nel suo modo tutto suo, con la furia di un punk e la malinconia di un vecchio dublinese al pub, sa anche commuovere quando canta.

Nel 1987, mentre registrano il loro terzo album If I Should Fall From Grace With God, i Pogues hanno una canzone su cui stanno lavorando già da un paio d’anni, a cui però non sono riusciti ancora a trovare una quadra, forse per i suoi cambi di tempo tra la ballata pianistica e la giga irlandese. Come se non bastasse, la canzone è stata pensata come un duetto tra una voce maschile e una femminile, ma nel frattempo la bassista che doveva cantarla ha lasciato il gruppo. A sbloccare le cose ci pensa Steve Lillywhite, all’epoca produttore anche di un altro gruppo abbastanza noto, gli U2, che non solo li aiuta a mettere insieme i pezzi della canzone, ma li convince a far registrare un demo a sua moglie Kirsty MacColl come seconda voce.

MacGowan rimane favorevolmente impressionato dall’interpretazione di MacColl, che è una cantante ancora poco nota, e tutte le stelle sembrano allinearsi: il singolo esce a novembre 1987, il video viene girato a New York e c’è addirittura Matt Dillon, attore allora sulla cresta dell’onda, che partecipa in un ruolo come poliziotto. Il successo è grande, almeno nella madrepatria: la canzone finisce al numero 2 in classifica, e nel corso degli anni e poi dei decenni resta nei cuori del pubblico come la canzone di Natale meno natalizia che ci sia.

Ma di che parla Fairytale of New York, e perché il suo testo non fa che aggiungere peso e bellezza a una musica già di per sé bellissima? Il titolo, “Favola di New York”, è ripreso da un romanzo omonimo del 1973 omonimo di J. P. Donleavy, un autore statunitense di origini irlandesi, ma il resto è tutto farina del sacco di MacGowan e del suo compagno di band Jem Finer, che nel gruppo suona il banjo.

A chi ha un buon orecchio le prime note di pianoforte ricorderanno qualcosa di familiare, e non a caso: se vi sembra di sentire l’inizio del tema di C’era una volta in America di Ennio Morricone (1984), questo è dovuto al fatto che durante il tour del 1985 la band aveva particolarmente apprezzato il film di Sergio Leone, e decise quindi di fargli un piccolo omaggio subliminale.

Poi compare la voce di Shane, e il quadro che ci presenta è di uno squallore tutt’altro che natalizio, qualcosa che forse solo Tom Waits aveva già potuto immaginare in passato: un Natale passato in commissariato, probabilmente per disturbo della quiete pubblica. E così comincia il racconto, o meglio la favola:

Era la vigilia di Natale, piccola, nella cella riservata agli ubriachi

Un vecchio mi disse: “Non arriverò a vederne un altro”

E poi si mise a cantare una canzone: “The Rare Old Mountain Dew”

Mi sono girato dall’altra parte e ti ho sognata

Ho avuto un colpo di fortuna alle corse

Un cavallo che davano diciotto a uno

Ho come la sensazione che quest’anno sarà per te e per me

E allora buon Natale, ti amo, piccola

Già vedo tempi migliori in cui si avvereranno tutti i nostri sogni

A questo punto la musica si accende, e con lei entra in scena il personaggio finora solo evocato della compagna del protagonista, che in una sorta di sogno lucido da emigrante ci dipinge un affresco che sembra uscito da una foto degli anni Quaranta, con Manhattan addobbata a festa dopo la guerra e tanta gente felice per le strade in cui tanti stanno cercando fortuna.

Hanno automobili grandi come bar, hanno fiumi d’oro

Però il vento ti gela, non è un posto per vecchi

Quando mi prendesti la mano per la prima volta

In una fredda vigilia di natale

Mi giurasti che Broadway aspettava solo me

Eri bello,

Dice lei, e lui senza perdere un colpo ribatte:

Anche tu eri graziosa

La regina di New York City

Quando la band smise di suonare, tutti chiesero il bis

Sinatra intonava lo swing, gli ubriachi cantavano

Ci baciammo in un angolo e poi ballammo per il resto della notte

I ragazzi del coro della polizia di New York cantavano “Galway Bay”

E le campane suonavano a festa

Perché era Natale

Quello che per noi è il breve tempo di un intermezzo musicale, probabilmente nel tempo della canzone dura anni, e ci mostra il grado di poca sopportazione reciproca a cui sono arrivati i due dopo l’infatuazione iniziale. Quello che poteva essere un quadretto ottimista e colorato, subito si tinge di toni politicamente scorrettissimi in una gara di insulti tra i due, che ha portato diverse emittenti radiofoniche a edulcorarla nel corso del tempo:

Sei uno straccione, sei un buono a nulla

Sei una vecchia zoccola strafatta

Sdraiata lì sul letto quasi morta con quella flebo

Sei solo feccia, sei un verme

Sei un frocio pidocchioso

Buon Natale un cazzo, voglia Dio che sia l’ultimo per noi

I ragazzi del coro della polizia di New York cantano ancora “Galway Bay”

E le campane suonano a festa

Perché è Natale

Ormai è il tempo dei ricordi, dei rimpianti e della malinconia, quella che spinge a guardare più indietro che avanti, e che ci regala uno degli scambi di battute più veritieri e dolceamari di sempre, che in qualche modo echeggia anche il Marlon Brando di Fronte del porto

[lui] Potevo diventare qualcuno

[lei] Come chiunque, d’altronde 

Ti sei preso i miei sogni

Quando ti ho incontrato

[lui] Li ho tenuti qui con me, piccola

Li ho messi insieme ai miei

Non posso farcela tutto solo

Ho costruito i miei sogni su di te

E i ragazzi del coro della polizia di New York cantano ancora “Galway Bay”

E le campane suonano a festa

Perché è Natale

Poi i violini proseguono a cullarci in un immaginario ballo di fine dicembre verso la dissolvenza finale, e dei protagonisti non sappiamo più niente se non quello che ci va di immaginare: i due si saranno riconciliati? Avranno trovato la fortuna? E’ tutto il sogno di un ubriaco nella cella di un commissariato? Non lo sappiamo, e in fondo è la cosa migliore, visto che ognuno di noi può darsi la risposta che più lo soddisfa.

Certe canzoni riescono a diventare più pregnanti anche al di fuori della musica, anche a distanza di decenni dalla loro incisione: Fairytale of New York non fa eccezione, visto che dal 2000 riascoltarla è anche una maniera malinconica di ricordare Kirsty MacColl, morta tragicamente a soli 41 anni perché investita da un motoscafo nelle acque del Messico, riuscendo a salvare suo figlio ma perdendo la vita nel farlo.

Di Shane MacGowan, che col suo stile di vita sembrava giocare con la morte da quarant’anni, e che era nato proprio un 25 dicembre del 1957, in tanti avranno detto come quel vecchio della sua canzone: “Non arriverà a vedere un altro Natale”. Alla fine così è stato, e da oggi questo è un ulteriore motivo per commuoverci la prossima volta che, accesa la radio in un freddo giorno di dicembre, ascolteremo quelle prime note di pianoforte di Fairytale of New York.

IL TESTO E LA TRADUZIONE DI FAIRYTALE OF NEW YORK:

FAIRYTALE OF NEW YORK

It was Christmas Eve, babe
In the drunk tank
An old man said to me: “Won’t see another one”
And then he sang a song, “The Rare Old Mountain Dew”
I turned my face away and dreamed about you

Got on a lucky one
Came in eighteen to one
I’ve got a feeling this year’s for me and you
So happy Christmas, I love you baby
I can see a better time
When all our dreams come true

“They’ve got cars big as bars
They’ve got rivers of gold
But the wind goes right through you
It’s no place for the old
When you first took my hand
On a cold Christmas Eve
You promised me Broadway was waiting for me

You were handsome…”
You were pretty
Queen of New York City
When the band finished playing
They howled out for more
Sinatra was swinging
All the drunks they were singing
We kissed on a corner
Then danced through the night

The boys of the NYPD choir were singing Galway Bay
And the bells were ringing out
For Christmas day

“You’re a bum
You’re a punk”
You’re an old slut on junk
Lying there almost dead on a drip in that bed
“You scumbag, you maggot
You cheap lousy faggot
Happy Christmas your arse
I pray God it’s our last”

The boys of the NYPD choir still singing Galway Bay
And the bells are ringing out
For Christmas day

I could have been someone
“Well, so could anyone
You took my dreams from me
When I first found you”
I kept them with me babe
I put them with my own
Can’t make it all alone
I’ve built my dreams around you

The boys of the NYPD choir still singing Galway Bay
And the bells are ringing out
For Christmas day

FAVOLA DI NEW YORK

Era la vigilia di Natale, piccola
Nella cella riservata agli ubriachi
Un vecchio mi disse: “Non arriverò a vederne un altro”
E poi si mise a cantare una canzone: “The Rare Old Mountain Dew”
Mi sono girato dall’altra parte e ti ho sognata

Ho avuto un colpo di fortuna alle corse
Un cavallo che davano diciotto a uno
Ho come la sensazione che quest’anno sarà per te e per me
E allora buon Natale, ti amo, piccola
Già vedo tempi migliori in cui si avvereranno tutti i nostri sogni

“Hanno automobili grandi come bar, hanno fiumi d’oro
Però il vento ti gela
Non è un posto per vecchi
Quando mi prendesti la mano per la prima volta
In una fredda vigilia di natale
Mi giurasti che Broadway aspettava solo me

Eri bello…”
Anche tu eri graziosa
La regina di New York City
Quando la band smise di suonare, tutti chiesero il bis
Sinatra intonava lo swing
Gli ubriachi cantavano
Ci baciammo in un angolo
E poi ballammo per il resto della notte

I ragazzi del coro della polizia di New York cantavano “Galway Bay”
E le campane suonavano a festa
Perché era Natale

“Sei uno straccione, sei un buono a nulla”
Sei una vecchia zoccola strafatta
Sdraiata lì sul letto quasi morta con quella flebo
“Sei solo feccia, sei un verme
Sei un frocio pidocchioso
Buon Natale un cazzo, voglia Dio che sia l’ultimo per noi”

I ragazzi del coro della polizia di New York cantano ancora “Galway Bay”
E le campane suonano a festa
Perché è Natale

[lui] Potevo diventare qualcuno
[lei] Come chiunque, d’altronde 
Ti sei preso i miei sogni
Quando ti ho incontrato
[lui] Li ho tenuti qui con me, piccola
Li ho messi insieme ai miei
Non posso farcela tutto solo
Ho costruito i miei sogni su di te

E i ragazzi del coro della polizia di New York cantano ancora “Galway Bay”
E le campane suonano a festa
Perché è Natale

2 pensieri riguardo “La storia e la traduzione di ‘Fairytale of New York’, la canzone natalizia meno natalizia di sempre

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  1. TesseOgni volta che ascolto la voce di McGowan I vivo le stesse emozioni provate in un mio viaggio irlandese.
    Ci ha lasciato un grande artista dove mescolare musica tradizionale irlandese e punk è’stato certamente un grande dono che ha voluto lasciarci.
    Ci manchi già…..q

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