Mi consigli un film? – Vol. 3

Consigli per tutti e anche qualche film decisamente sconsigliato, così da evitare rischi.

Come sempre, ogni stroncatura di capolavori immortali o apprezzamento di schifezze immonde è pubblicata in piena facoltà di intendere e di volere e non è sottoponibile ad azione penale da parte di cinefili offesi nell’animo.

Via al volume 3! (qui l’archivio con tutte le altre puntate)

Radiazioni BX: Distruzione Uomo (The Incredible Shrinking Man)

Jack Arnold, 1957

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Incredibile come questo film, partendo da un assunto così bambinesco che è lo stesso di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (1989) e con situazioni da cortometraggio di Topolino, riesca comunque a trasmettere un enorme senso di sconforto e disperazione.

La prima scena vede una giovane coppia che prende il sole su una barca, poi lei rientra in cabina e all’improvviso in lontananza si vede un’esplosione che sembra chiaramente richiamare un fungo nucleare. Sul momento l’uomo sembra colpito (e ci credo) dall’evento, ma non sembra notare reazioni particolari, ma circa sei mesi dopo, per puro caso, comincia a rendersi conto di un piccolo particolare inquietante: sta rimpicciolendo. Inizialmente sono i pantaloni un po’ più larghi del solito, o il fatto di essere diventato alto quanto la moglie, ma nel giro di qualche giorno la cosa degenera, e l’uomo si ritrova prima alto quanto un bambino e poi quanto un insetto, e obbligato a combattere per la propria sopravvivenza in un mondo di pericoli casalinghi.

Rivelare altro toglierebbe mistero al film, ma fidatevi: non guarderete più un gatto o un ragno con gli stessi occhi. Il finale, con un monologo degno di Leopardi, è una delle cose più beffarde e malinconiche viste nella fantascienza almeno fino a quello del Pianeta delle scimmie.

La saggezza nel sangue (Wise Blood)

John Huston, 1979

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John Huston è un patriarca del cinema americano, il tipico regista che ha fatto e visto di tutto, uno che ha diretto Humphrey Bogart in mezzo alla giungla e Marilyn Monroe nel west, Katharine Hepburn suora e Jack Nicholson mafioso, Marlon Brando omosessuale represso e Sean Connery re di una tribù indiana, solo per dirne qualcuna.

E’ quindi in ogni caso bello pensare che fino agli ultimi giorni della sua vita, quando poteva godersi la pensione, abbia invece continuato a sfornare film senza scadere nella ripetitività (l’ultimo, The Dead, tratto da Gente di Dublino di Joyce, è bellissimo).

Non tutte le ciambelle riescono col buco, però, e questo film è piuttosto noioso e incomprensibile se non si è in vena di fare un’immersione in quel Sud statunitense grottesco, povero e inquietante che abbiamo visto in True Detective o nel Petroliere di P. T. Anderson.

Nel caso specifico, qui c’è un giovane spostato che si decide a fondare una “Chiesa senza Cristo”, e si scontra con un altro predicatore falso cieco (il sempre mitico Harry Dean Stanton) e con la di lui figlia, che sembra più interessata alle tentazioni della carne che allo spirito. Peccato, perché il film è tratto da un romanzo di Flannery O’Connor, cantrice di quel Sud considerata una delle più grandi autrici di racconti del Novecento, le cui brevi storie, sempre ricche di mistero, inquietudine e senso del peccato, sulla pagina scritta hanno una forza decisamente maggiore.

Tom Jones         

Tony Richardson, 1963

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I film ambientati nel Settecento che non coinvolgano re e regine non sono poi moltissimi, ma in qualche modo ognuno ha un suo fascino legato a un’epoca lontana fatta di codici al giorno d’oggi poco comprensibili, eppure comunque permeata di passioni e istinti umani rimasti uguali.

Per qualche motivo, forse perché all’epoca le avventure non mancavano, al tempo andavano molto i cosiddetti romanzi picareschi: storie di avventurieri nati poveri che attraverso una serie di vicissitudini raggiungevano il benessere, e che solitamente narravano la storia della loro vita in prima persona. Del filone fanno parte Fortune e sfortune della famosa Moll Flanders di Daniel Defoe, Le memorie di Barry Lyndon di William M. Thackeray (dovrebbe dirvi qualcosa) e, appunto, Tom Jones di Henry Fielding, da cui questo film è tratto.

Dal punto di vista della trama, è qualcosa di talmente antiquato, con le sue parrucche, le sue scene di caccia e i suoi duelli, che dovete avere una certa curiosità per quel genere di ambientazione per apprezzarlo. Va detto però che Albert Finney nel ruolo del protagonista – un trovatello seduttore – è una irresistibile faccia da schiaffi, che il film è ricco di ironia e siparietti godibili (nonché di sensualità), e soprattutto che il regista ha fatto perfettamente sua la lezione della Nouvelle Vague francese. Tramutata in Free Cinema su suolo britannico, fa sì che il film sia condito di continui tocchi di modernità (dai jump cuts allo sfondamento della quarta parete) che rendono Tom Jones decisamente meno pomposo e invecchiato di altri film di costume.

Close-up

Abbas Kiarostami, 1990

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Film iraniano (visto con sottotitoli in inglese) con attori non professionisti, riprese apparentemente amatoriali e ambientato in larga parte in due soli ambienti. Diciamo che il cliché del pippone inguardabile da festival d’essai c’è tutto, ma chiunque abbia avuto il piacere di conoscere l’opera di Abbas Kiarostami sa che dietro una descrizione (pur veritiera) del genere può nascondersi un mondo molto più emozionante.

Il maestro persiano ha fatto della semplicità, della riduzione all’osso, del realismo i suoi fari, e difficilmente chi sia in cerca di esplosioni, montaggi rapidi e effetti speciali potrà trovare qualcosa di soddisfacente nei suoi film. Semplicità e povertà non vogliono però dire necessariamente banalità: così come in E la vita continua (1992) o Sotto gli ulivi (1994), Kiarostami ama fare metacinema, mischiare film e realtà e sovrapporre i piani per interrogarci su cosa può raccontare la settima arte.

In questo caso, per esempio, la storia è quella di un giovane che, facendo conversazione per caso con una signora su un autobus, le fa credere di essere un famoso regista che lei conosce di fama, e questo fa sì che l’uomo sia invitato a casa della donna e inganni anche tutta la sua famiglia, restando ospite e promettendogli di girare un film con loro.

La truffa viene scoperta e lui viene portato in tribunale, dove si svolge buona parte del film, ma il bello sta nel fatto che l’attore che interpreta il truffatore è colui che, in un fatto di cronaca iraniano reale, ha fatto esattamente quanto detto sopra, e la famiglia truffata è interpretata… dalla famiglia truffata.

Personalmente l’ho trovato troppo freddo e cerebrale, privo del grado di coinvolgimento di altri film di Kiarostami (Il sapore della ciliegia su tutti), e lo stile molto amatoriale delle riprese, che lo fanno somigliare in tutto e per tutto a un documentario, risulta stancante, ma come esperimento umano – riproporre la realtà facendola recitare ai suoi stessi protagonisti, in un gioco di specchi e ripetizioni – è sicuramente molto originale.

Charlot (Chaplin)

Richard Attenborough, 1992

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In questo caso la trama è piuttosto semplice: la biografia di Charlie Chaplin, per tutti Charlot, il vagabondo baffuto che è stato uno dei più grandi intrattenitori del Novecento e un genio del cinema capace di partire dalle comiche e riuscire poi a fare arte purissima sul nazismo (Il grande dittatore), sulle condizioni dei lavoratori (Tempi moderni), sulla malinconia degli uomini di spettacolo (Luci della ribalta).

In questo caso è interpretato da un giovane Robert Downey Jr. pre-Iron Man, che risulta ben allenato in quanto a tempi comici, cadute e gag varie, e riesce a renderlo molto lontano da un santino, anzi dandone un’immagine piuttosto antipatica di uomo infedele, scostante e ambizioso.

Certo, non c’è solo questo, ed è bello qua e là ritrovare da dietro le quinte i film che hanno fatto la storia del cinema, dal Monello alla Febbre dell’oro, ma di per sé la storia privata di Charles Spencer Chaplin forse non è abbastanza interessante da coinvolgere per due ore e mezza, e nonostante il cast spaventoso il film risulta un biopic senza guizzi, necessario come omaggio ma trascurabile come opera a sé stante.

Curiosità: il regista è il buon vecchio miliardario John Hammond di Jurassic Park.

Alla prossima puntata! (qui l’archivio)

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