Paul Simon – Graceland: Cercando la grazia sotto i cieli dell’Africa [Recensione e traduzioni]

Quando si parla di Graceland, l’album di Paul Simon del 1986 unanimemente considerato il suo capolavoro, è facile che si finisca per usare termini che hanno irrimediabilmente a che fare, per l’artista come per l’ascoltatore, con un’idea di rinascita o redenzione.

Graceland, fin dal titolo, è infatti la celebrazione musicale di una “Terra della grazia” interiore che sembra l’esatto contrario della Waste Land desolata di Eliot: una sorta di fonte battesimale sotto forma di onde sonore, un brodo primordiale rigenerante, una purificazione che attraverso tre accordi sembra trascendere verso qualcosa di molto più spirituale, antico, primigenio. Non è un caso che anche per il suo stesso autore questo disco abbia significato molto a livello personale, e come per osmosi, la rinascita di Simon filtra tra le tracce arrivando a chi ancora oggi a distanza di decenni ascolti il disco.

Nel 1984 Paul Simon aveva quarantaquattro anni ed era al classico punto morto di mezz’età in cui tutti i più grandi artisti si sono trovati prima o poi: negli anni Sessanta c’era stato il sodalizio di straordinario successo con Art Garfunkel; negli anni Settanta lo scioglimento del duo e l’inizio di una fortunata carriera solista come cantautore delicato e anomalo; negli Ottanta, però, un tour di reunion finito male, un disco (Heart and Bones) che per la prima volta si era rivelato un grande flop, e un matrimonio con Carrie “Principessa Leila” Fisher finito dopo un anno con vari strascichi depressivi.

È in questo contesto di minimo storico personale e professionale che inizia la storia di Graceland, e inizia attraverso una semplice compilation su musicassetta fatta in casa. Sull’etichetta c’era scritto Gumboots: Accordion Jive Hits, Volume II, e dopo averla ricevuta in prestito dalla musicista Heidi Berg, Simon si era scoperto ad ascoltarla sempre più di frequente mentre viaggiava in auto tra la sua casa di Montauk e New York.

Si trattava, cosa anomala soprattutto all’epoca, di una serie di brani strumentali sorretti dal suono della fisarmonica, con un’atmosfera da rock and roll delle origini, allegra e spensierata, “familiare e sconosciuta insieme”, che a Simon ricordava le hit estive della sua gioventù.

Simon mosse quindi le sue amicizie discografiche per scoprire chi fossero gli autori di quella musica misteriosa, si fece spedire altri dischi, e scoprì che veniva addirittura dal Sudafrica, e in particolare dal ghetto di Soweto, a Johannesburg, l’area dove sotto il regime di apartheid dell’epoca viveva la comunità nera della città.

Se oggi il Sudafrica evoca alla mente principalmente la figura trascinante e ispiratrice di Nelson Mandela, al tempo le cose erano ben diverse: la minoranza bianca praticava da decenni un durissimo regime di segregazione razziale, Mandela era chiuso in una cella dal 1963 (sarebbe stato liberato nel 1990), l’attivista Stephen Biko era stato ucciso in carcere nel 1977, e le Nazioni Unite avevano istituito un boicottaggio culturale nei confronti del Paese.

La questione era molto sentita nel mondo occidentale, tanto che nel 1985 il chitarrista e cantante Little Steven aveva raccolto attorno a sé moltissimi artisti, da Springsteen a Miles Davis, da Lou Reed agli U2, per un contagioso singolo a nome Artists United Against Apartheid intitolato Sun City, nel cui testo i cantanti si impegnavano a “non andare a suonare a Sun City”, resort di lusso per soli bianchi in Sudafrica.

Simon però non si unisce al progetto, e anzi fa qualcosa di piuttosto rischioso: privo di condizionamenti da parte della casa discografica (che ormai lo considerava un relitto), e ormai appassionato di questa musica esotica, nel febbraio del 1985 prende con sé l’ingegnere del suono Roy Halee e vola a Johannesburg.

Attraverso un produttore locale, Simon affitta uno studio di registrazione, gli Ovation Studios, e fa quello che come musicista non aveva mai fatto prima: senza avere canzoni già scritte, coinvolge diversi gruppi di musicisti (neri, va specificato) del posto, e semplicemente improvvisa insieme a loro, convinto che qualcosa di buono ne uscirà.

L’impatto con questa terra ricca di contraddizioni, e l’impatto che ne ha la sua vita personale di newyorchese nevrotico in piena crisi di mezz’età, verrà descritto bene da Simon in uno dei pezzi più noti del disco, You Can Call Me Al, in cui inizialmente dice di sé: “Perché mi sono rammollito quando la mia vita per il resto è così dura?/Mi serve un’occasione per una foto in posa, voglio una chance per redimermi/Non voglio fare la fine di una vignetta in un cimitero di vignette”, e poi illustra la svolta africana: “Non parla la lingua del posto, non ha contanti locali in tasca, è uno straniero/È circondato da suoni/Bestiame nella piazza del mercato, senzatetto e orfanotrofi/Si guarda intorno, vede angeli nell’architettura che girano su se stessi nell’infinito/Dice: Amen! e alleluia!”.

La maggioranza di chi suona con lui non sa che è l’autore di The Sound of Silence, Mrs. Robinson o Bridge Over Troubled Water, e guarda stupito ma incuriosito questo piccolo americano venuto fin laggiù per registrare qualcosa con loro offrendo compensi molto più alti delle tariffe locali.

In studio convoca il gruppo della compilation, che si chiama Boyoyo Boys, ma anche la band Tao Ea Matsekha, le coriste di General M.D. Shirinda and the Gaza Sisters, e un trio fenomenale di chitarra, basso e batteria nelle figure di Chikapa ”Ray” Phiri, Baghiti Khumalo e Isaac Mthsli. Anche se le canzoni ancora non esistono, e si tratta solo di improvvisazioni strumentali, il miracolo prende già primitivamente forma, e quindi ecco i cori femminili tipicamente africani di I Know What I Know (ripresa da un pezzo locale già esistente), la fisarmonica stomp di Gumboots (anche questa una cover) o l’irresistibile riff di You Can Call Me Al.

In alcuni casi (e nei crediti dell’album lo specifica), quello che fa è realizzare veri e propri rifacimenti di pezzi già ascoltati, a cui aggiunge un testo; altre volte invece lascia che i musicisti improvvisino per mezz’ora e chiede all’ingegnere di registrare tutto.

Nonostante la sua scelta di coinvolgere solo musicisti neri è di per sé programmatica, la politica non entra più di tanto nella sala di registrazione, ma basta poco per tornare alla cruda realtà, come quando Simon si rende conto che le jam non possono andare avanti fino a notte perché i musicisti devono tornare a casa prima del coprifuoco imposto dal governo.

Come lo stesso Simon ha dichiarato, per esempio nel documentario Under African Skies (2012), inizialmente sembrava quasi ovvio che i testi dell’album dovessero in qualche modo toccare e denunciare il clima politico sudafricano, ma si rese poi conto che non era materia per le sue corde letterarie, e che il suo supporto alla causa anti-apartheid sarebbe stato attraverso l’album in sé.

I testi di Graceland, letti senza la musica, non hanno infatti pressoché nulla a che fare con l’Africa o la causa di Mandela, e sembrano più che altro le osservazioni quasi alla Woody Allen di un abitante di Manhattan alle prese con divorzi, party, esaurimenti nervosi, commessi viaggiatori, conduttori di talk show, pance dovute alla birra e storie d’amore “tra i minimarket e le luci di Broadway alta”.

L’eccezione ai temi statunitensi la fanno Homeless, ripresa da un canto matrimoniale della tradizione Zulù e cantata in lingua swahili, e la soave Under African Skies, in cui nel solco del sincretismo culturale del disco si fondono due storie dedicate ai ricordi d’infanzia in Arizona di Linda Ronstadt e a Joseph Shabalala, leader del gruppo Ladysmith Black Mambazo, con il “cammino segnato dalle stelle dell’emisfero australe”.

Un’operazione anche rischiosa, visto che proprio la Ronstadt anni prima si era macchiata di aver suonato al famigerato resort sudafricano di Sun City per un pubblico di bianchi, nonostante Simon si dichiarò convinto della sua buona fede. Non sarebbe stata la prima accusa rivolta a Graceland, visto che nel corso del tempo alcuni musicisti (i Los Lobos in primis) hanno accusato Simon di essersi limitato ad aggiungere testi a musiche altrui senza offrire royalties, come appare evidente per esempio ascoltando That Was Your Mother e un precedente pezzo del gruppo della Louisiana che la suonò, i Good Rockin’ Dopsie and the Twisters.

Soprattutto, però, Simon si attirò le ire dell’ANC, il principale partito politico dei cittadini neri sudafricani, che anche riconoscendo la promozione dei musicisti coinvolti, era fermamente contrario alla violazione del boicottaggio del Paese che era stata messa in atto. La stessa accusa di comportarsi da “salvatore bianco” senza rispettare regole stabilite dall’ONU gli fu rivolta da diversi colleghi occidentali, e per questi motivi Graceland è anche una storia ambigua, in cui l’abusato termine “narrazione” per guardare le cose in un modo o nell’altro è inevitabile. Fortunatamente all’epoca non si parlava ancora di “appropriazione culturale”, e sembra un mezzo miracolo che al giorno d’oggi questa accusa non abbia ancora relegato il disco alla cancellazione dalla memoria.

Fatte salve le rimostranze più che legittime di chi fu coinvolto, forse le parole più equilibrate in merito sono state quelle del chitarrista Ray Phiri, che alla domanda se non si fosse sentisse sfruttato rispose che dopo il successo mondiale dell’album, 14 milioni di persone ora conoscevano la musica sudafricana. E che musica!

La prima traccia, The Boy in the Bubble, inizia con un sottofondo di fuochi incrociati tra fisarmonica e sintetizzatori, tradizione e tecnologia frullate insieme, e dipinge con istantanee rapidissime un villaggio globale impazzito, tra progressi della tecnica e violenza atavica: “i soldati al lato della strada”, “la bomba nella carrozzina”, “la telecamera che ci segue al ralenti”, “la sabbia morta che cadeva sui bambini”, “i laser nella giungla”, “i segnali intermittenti di informazione costante”, “la terra automatica”, “il modo in cui guardiamo una costellazione lontana che muore in un angolo del cielo”, “il ragazzo nella bolla e la neonata col cuore di babbuino” (questi ultimi due casi medici reali dell’epoca). Insomma, come ben sintetizzato: “Questi sono giorni di miracoli e prodigi, e non piangere, piccola, non piangere”.

Il viaggio in Sudafrica dura un paio di settimane, ma il lavoro è appena iniziato: tornato a New York, Simon deve prendere quei nastri e renderli canzoni, attraverso un lavoro di montaggio e rifinitura che prenderà diversi mesi. Nel frattempo, ormai in piena trance creativa, coinvolge pressoché chiunque nel progetto: Adrian Belew (geniale chitarrista con King Crimson e David Bowie), che aggiunge qualche ritocco magico; il cantante senegalese (e futuro nome internazionale) Youssou N’Dour come percussionista; il suonatore di zufolo sudafricano Morris Goldberg; la star statunitense country-rock Linda Ronstadt per un duetto vocale; il suonatore di chitarra pedal steel nigeriano Demola Adepoju; la band televisiva del Saturday Night Live per i fiati; la band Tex-Mex dei Los Lobos; il gruppo vocale sudafricano di dieci elementi Ladysmith Black Mambazo, principi dell’isicathamiya, sorta di gospel di sole voci.

Il suono che esce da questo melting pot di culture è definito da un generale senso di gioia e levità, a volte più dolce e a volte più scatenato, che ha il potere magico di infondere serenità non priva di ritmo in chi lo ascolta. Per un musicista che lo ascolti, l’effetto ha anche una spiegazione eminentemente tecnica: nelle undici canzoni che compongono l’album, solo in tre occasioni compaiono degli accordi minori, tradizionalmente associati con atmosfere più tristi, serie e dolenti.

Come se la musica sudafricana avesse scientificamente escluso la tristezza dalle orecchie, ascoltandola sembra di viaggiare in un mare di sonorità unite da un senso di piacevolezza, e quando un accordo in minore compare, il contrasto lo rende ancora più struggente e melanconico.

Nel mezzo delle nuove registrazioni, Simon si ritrova a Lafayette, Louisiana, e lì registra al volo un pezzo con Good Rockin’ Dopsie and the Twisters, una band cajun americana il cui strumento caratteristico, come in un cerchio, è proprio la fisarmonica che lo aveva portato fino in Africa.

È lì in Louisiana che, come spinto da un impeto interiore contro la sua stessa volontà, imbocca la gloriosa Highway 61 cantata da Bob Dylan e Jack Kerouac e “seguendo il fiume lungo l’autostrada/Attraverso la culla della Guerra civile”, e guardando “il Delta del Mississippi che risplendeva/Come una chitarra National”, decide di andare a Graceland.

Per chi non lo sapesse, Graceland non è il poetico nome di una cittadina, ma la villa-mausoleo di Elvis Presley a Memphis, Tennessee, che lì vi morì nel 1977, e che da allora è un luogo di devozione decisamente kitsch per i fan del Re del rock’n’roll.

Come sia andata la visita non è noto, ma quello che è rimasto di quel viaggio è il viaggio stesso, che nella canzone che darà il titolo all’album viene raccontato come un pellegrinaggio di rinascita, in compagnia di un figlio di nove anni nato dal suo primo matrimonio, che ha per destinazione una “Terra di grazia” ormai metaforica:

È possibile che io sia costretto a difendere
Ogni amore, ogni fine
O forse non c’è alcun obbligo ora
Forse ho motivo di credere
Che saremo tutti accolti a Graceland

Di Elvis rimane solo il ritmo country “boom-chicka-boom” anni Cinquanta (per la verità più associabile a Johnny Cash), che la batteria fa cavalcare in sottofondo, e i cori degli Everly Brothers, altri idoli di un’epoca lontana: il resto è affidato agli arpeggi magici di Ray Phiri e al testo di Simon, che nel disfarsi del passato doloroso racconta la fine della sua storia con Carrie Fisher con parole delicatamente struggenti:

Lei torna solo per dirmi che se n’è andata
Come se non conoscessi il mio stesso letto
Come se non avessi mai notato il modo in cui si scostava i capelli dalla fronte
Ha detto: perdere l’amore è come avere una finestra nel cuore
Tutti vedono quanto sei distrutto
Tutti vedono il vento che ci soffia dentro.

Toccata dalla grazia di un malinconico accordo in minore che il chitarrista Phiri inserì a sorpresa ispirandosi allo stile musicale americano di Simon, il suo autore da allora l’ha definita la canzone preferita della sua intera carriera, e Carrie Fisher ha confermato di sentirsi lusingata per il fatto che il suo modo di scostarsi i capelli fosse stato immortalato per sempre in una canzone.

A maggio 1986, dopo mesi trascorsi a scrivere testi e a incastrare melodie in quelle basi strumentali, l’album è in fase di conclusione, e Simon decide di fare una prova generale con il pubblico invitando l’intera compagine dei Ladysmith Black Mambazo, dieci simpaticissimi cantanti e ballerini, per esibirsi in diretta televisiva al Saturday Night Live una canzone inedita, la bellissima Diamonds on the Soles of Her Shoes.

La performance è totalmente inattesa, soprattutto per uno come Simon associato a malinconici arpeggi e sonorità americanissime, e sia il pubblico in studio che i telespettatori rimangono trasfigurati da quell’esibizione, dalla grazia del pezzo e dai sorrisi contagiosi dei coristi.

Paul Simon incide il pezzo a New York subito dopo, e si rivela uno dei brani più riusciti dell’album, storia d’amore misteriosa tra due mondi, un “ragazzo povero vuoto come una tasca vuota” e una ragazza ricca che “ha diamanti sotto la suola delle scarpe”: lei “fa il gesto di un cucchiaio da tè”, lui “fa il gesto di un’onda”, ma in questa incomprensibilità finiranno per “finire a dormire sulla soglia di una porta, tra i minimarket e le luci di Broadway alta”.

Il 25 agosto il disco finalmente esce, ed è una sorpresa per tutti fin dall’enigmatica copertina (forse accusabile di raffigurare un white savior), con il dettaglio di un’icona cristiana etiope del Quindicesimo secolo in cui si vede un San Giorgio proto-cubista, patrono d’Etiopia, su un bianco destriero.

Il successo di critica fu immediato, con i giornalisti stupefatti di trovarsi di fronte a un disco dell’ex Simon & Garfunkel invece che a quello di sperimentatori “etnici” più noti come i Talking Heads, Brian Eno o Peter Gabriel, e per questo felicemente sorpresi.

Il pubblico ci mise più tempo, e in un’epoca in cui gli album crescevano lentamente in classifica settimana dopo settimana, il disco toccò il suo apice ad aprile 1987, anche grazie allo straordinario successo del videoclip minimalista di You Can Call Me Al, con ospite il comico Chevy Chase, sorta di piccolo artefatto da mettere nel pantheon dell’immaginario anni Ottanta.

A quel punto il disco aveva vinto il Grammy come Miglior disco dell’anno, era stato inserito in tutte le liste dei migliori album delle riviste musicali, e aveva venduto circa cinque milioni di copie, che oggi sono diventate circa quindici, diventando una sorta di oggetto-simbolo della world music anche nelle case di tanti non-musicofili, come già per altri dischi onnipresenti come Dark Side of the Moon o Thriller.

Come rivela il compositore d’avanguardia Philip Glass, amico di Simon, nel documentario della serie Classic Albums dedicato al disco, Paul gli aveva confidato che non era interessato a scrivere hits e che visto il disinteresse della casa discografica si sentiva autorizzato, e c’è una grande ironia nel fatto che invece questo sia diventato il più grande successo di pubblico dell’artista.

Dopo l’album vennero il tour con molti dei musicisti originali, una reunion venticinque anni dopo, nel 2011, un disco di remix dance nel 2018, un’influenza notevole sull’intero fenomeno della musica etnica esplosa negli anni Novanta, concerti storici come quello in Zimbabwe nel 1987 con ospite Miriam Makeba, e nel 1992, con Mandela libero e il boicottaggio terminato, anche un ritorno in pompa magna in un Sudafrica senza apartheid, con cinque performance all’Ellis Park Stadium di Johannesburg.

Come scrisse il noto critico musicale Robert Christgau all’epoca, “a un livello semiconscio” Simon aveva “capito piuttosto bene che a questo livello l’esotismo era un giro largo per tornare alle cose semplici, e alla fine è questo uno degli argomenti di Graceland”. 

Da New York a Johannesburg e ritorno, dal pop occidentale alla tradizione africana per poi tornare alla culla di Elvis: come si diceva all’inizio, un viaggio a ritroso verso una fonte battesimale, una rigenerazione in terre lontane, una rinascita a partire da un picco negativo. E forse lo stesso Simon lo ha detto meglio di tutti:

Questa è la storia di come abbiamo iniziato a ricordare
Questo è il pulsare potente dell’amore nelle vene
Dopo il sogno di cadere e gridare il tuo nome
Queste sono le radici del ritmo
E le radici del ritmo rimangono.


Tutti i testi e le traduzioni di Graceland (a cura di Guglielmo Latini):

THE BOY IN THE BUBBLE

It was a slow day
And the sun was beating
On the soldiers by the side of the road
There was a bright light
A shattering of shop windows
The bomb in the baby carriage
Was wired to the radio

These are the days of miracle and wonder
This is the long distance call
The way the camera follows us in slo-mo
The way we look to us all
The way we look to a distant constellation
That’s dying in a corner of the sky
These are the days of miracle and wonder
And don’t cry baby, don’t cry
Don’t cry

It was a dry wind
And it swept across the desert
And it curled into the circle of birth
And the dead sand
Falling on the children
The mothers and the fathers
And the automatic earth

These are the days of miracle and wonder
This is the long distance call
The way the camera follows us in slo-mo
The way we look to us all
The way we look to a distant constellation
That’s dying in a corner of the sky
These are the days of miracle and wonder
And don’t cry baby, don’t cry
Don’t cry

It’s a turn-around jump shot
It’s everybody jump start
It’s, every generation throws a hero up the pop charts
Medicine is magical and magical is art, think of
The Boy in the Bubble
And the baby with the baboon heart
And I believe

These are the days of lasers in the jungle
Lasers in the jungle somewhere
Staccato signals of constant information
A loose affiliation of millionaires
And billionaires, and baby

These are the days of miracle and wonder
This is the long distance call
The way the camera follows us in slo-mo
The way we look to us all
The way we look to a distant constellation
That’s dying in a corner of the sky
These are the days of miracle and wonder
And don’t cry baby, don’t cry
Don’t cry

IL RAGAZZO NELLA BOLLA

Era una giornata lenta
E il sole batteva
Sui soldati al lato della strada
Ci fu una luce intensa
Un frantumarsi di vetrine
La bomba nella carrozzina
Era collegata via radio

Questi sono giorni di miracoli e prodigi
Questa è la chiamata interurbana
Il modo in cui la telecamera ci segue al ralenti
Il modo in cui ci guardiamo tutti
Il modo in cui guardiamo una costellazione lontana
Che muore in un angolo del cielo
Questi sono giorni di miracoli e prodigi
E non piangere, piccola, non piangere
Non piangere

Era un vento arido
E soffiava attraverso il deserto
Creando un vortice nel ciclo delle nascite
E la sabbia morta
Cadeva sui bambini
Sulle madri e i padri
E la terra automatica

Questi sono giorni di miracoli e prodigi
Questa è la chiamata interurbana
Il modo in cui la telecamera ci segue al ralenti
Il modo in cui ci guardiamo tutti
Il modo in cui guardiamo una costellazione lontana
Che muore in un angolo del cielo
Questi sono giorni di miracoli e prodigi
E non piangere, piccola, non piangere
Non piangere

È un canestro fatto con un salto a giro
È il motore di tutti riavviato con i cavi
È che ogni generazione lancia un eroe nelle classifiche pop
La medicina è magica e magica è l’arte
Pensa al Ragazzo nella Bolla
E alla neonata col cuore di babbuino
E io credo

Che questi siano i giorni dei laser nella giungla
Laser nella giungla da qualche parte
Segnali intermittenti di informazione costante
Una vaga associazione di milionari
E miliardari, e piccola:

Questi sono giorni di miracoli e prodigi
Questa è la chiamata interurbana
Il modo in cui la telecamera ci segue al ralenti
Il modo in cui ci guardiamo tutti
Il modo in cui guardiamo una costellazione lontana
Che muore in un angolo del cielo
Questi sono giorni di miracoli e prodigi
E non piangere, piccola, non piangere
Non piangere

GRACELAND

The Mississippi Delta was shining
Like a National guitar
I am following the river
Down the highway
Through the cradle of the civil war

I’m going to Graceland, Graceland
In Memphis, Tennessee
I’m going to Graceland
Poor boys and Pilgrims with families
And we are going to Graceland
My traveling companion is nine years old
He is the child of my first marriage
But I’ve reason to believe
We both will be received
In Graceland

She comes back to tell me she’s gone
As if I didn’t know that
As if I didn’t know my own bed
As if I’d never noticed
The way she brushed her hair from her forehead
And she said losing love
Is like a window in your heart
Everybody sees you’re blown apart
Everybody sees the wind blow

I’m going to Graceland
Memphis, Tennessee
I’m going to Graceland
Poor boys and Pilgrims with families
And we are going to Graceland
And my traveling companions
Are ghosts and empty sockets
I’m looking at ghosts and empties
But I’ve reason to believe
We all will be received
In Graceland

There is a girl in New York City
Who calls herself the human trampoline
And sometimes when I’m falling, flying
Or tumbling in turmoil I say
Oh, so this is what she means
She means we’re bouncing into Graceland
And I see losing love
Is like a window in your heart
Everybody sees you’re blown apart
Everybody feels the wind blow
In Graceland, in Graceland
I’m going to Graceland
For reasons I cannot explain
There’s some part of me wants to see Graceland
And I may be obliged to defend
Every love, every ending
Or maybe there’s no obligations now
Maybe I’ve a reason to believe
We all will be received
In Graceland

GRACELAND

Il Delta del Mississippi risplendeva
Come una chitarra National
Sto seguendo il fiume
Lungo l’autostrada
Attraverso la culla della Guerra civile

Sto andando a Graceland, a Graceland
A Memphis, Tennessee
Sto andando a Graceland
Ragazzini poveri e pellegrini con le famiglie
E stiamo andando a Graceland
Il mio compagno di viaggio ha nove anni
È il figlio del mio primo matrimonio
Ma ho motivo di credere
Che saremo entrambi accolti
A Graceland

Lei torna solo per dirmi che se n’è andata
Come se non lo sapessi
Come se non conoscessi il mio stesso letto
Come se non avessi mai notato
Il modo in cui si scostava i capelli dalla fronte
Ha detto: perdere l’amore
È come avere una finestra nel cuore
Tutti vedono quanto sei distrutto
Tutti vedono il vento che ci soffia dentro

Sto andando a Graceland
A Memphis, Tennessee
Sto andando a Graceland
Ragazzini poveri e pellegrini con le famiglie
E stiamo andando a Graceland
E i miei compagni di viaggio
Sono fantasmi e orbite vuote
Sto guardando fantasmi e vuoti
Ma ho motivo di credere
Che saremo tutti accolti
A Graceland

C’è una ragazza a New York City
Che si definisce “il trampolino umano”
E qualche volta quando cado, volo
O precipito nella confusione dico
Oh, allora questo è quello che intende
Vuole dire che stiamo rimbalzando verso Graceland
E capisco che perdere l’amore
È come avere una finestra nel cuore
Tutti vedono quanto sei distrutto
Tutti vedono il vento che ci soffia dentro
A Graceland, a Graceland
Sto andando a Graceland
Per ragioni che non so spiegare
C’è una parte di me che vuol vedere Graceland
Ed è possibile che io sia costretto a difendere
Ogni amore, ogni fine
O forse non c’è nessun obbligo ora
Forse ho motivo di credere
Che saremo tutti accolti
A Graceland

I KNOW WHAT I KNOW

She looked me over
And I guess she thought
I was all right,
All right in a sort of a limited way
For an off-night,
She said don’t I know you
From the cinematographer’s party,
I said who am I
To blow against the wind,

I know what I know,
I’ll sing what I said,
We come and we go,
That’s a thing that I keep
In the back of my head

She said there’s something about you
That really reminds me of Money,
She is the kind of a girl
Who could say things that
Weren’t that funny,
I said what does that mean
I really remind you of Money,
She said who am I
To blow against the wind

I know what I know,
I’ll sing what I said,
We come and we go,
That’s a thing that I keep
In the back of my head

She moved so easily
All I could think of was sunlight,
I said aren’t you the woman
Who was recently given a Fulbright
She said don’t I know you
From the cinematographer’s party,
I said who am I
To blow against the wind,

I know what I know,
I’ll sing what I said,
We come and we go,
That’s a thing that I keep
In the back of my head

IO SO QUEL CHE SO

Lei mi ha dato una squadrata
E immagino abbia pensato che ero ok
Ok inteso in maniera circoscritta
A una notte occasionale
Mi ha detto: “Non ci siamo conosciuti
Alla festa del direttore della fotografia?”
Io ho risposto: “Chi sono io
Per soffiare contro il vento?”

Io so quel che so
Canterò quello che ho detto
Andiamo e veniamo
È una cosa che ogni tanto
Mi passa per la testa

Lei ha detto: “C’è qualcosa in te
Che mi ricorda davvero i soldi”
È il tipo di ragazza
Capace dire cose del genere
Non era così divertente
Ho detto: “Che significa
Che ti ricordo davvero i soldi?”
Ha risposto: “Chi sono io
Per soffiare contro il vento?”

Io so quel che so
Canterò quello che ho detto
Andiamo e veniamo
È una cosa che ogni tanto
Mi passa per la testa

Si muoveva con una tale facilità
L’unica cosa che mi veniva in mente era la luce del sole
Ho detto: “Non sei la donna
A cui di recente hanno offerto una Borsa Fulbright?”
Ha detto: “Non ci siamo conosciuti
Alla festa del direttore della fotografia?”
Ho risposto: “Chi sono io
Per soffiare contro il vento?”

Io so quel che so
Canterò quello che ho detto
Andiamo e veniamo
È una cosa che ogni tanto
Mi passa per la testa

GUMBOOTS

I was having this discussion
In a taxi heading downtown
Rearranging my position
On this friend of mine who had
A little bit of a breakdown
I said, “Hey, you know, breakdowns come
And breakdowns go
So what are you going to do about it?
That’s what I’d like to know”

You don’t feel you could love me
But I feel you could

It was in the early morning hours
When I fell into a phone call
Believing I had supernatural powers
I slammed into a brick wall
I said, Hey, is this my problem?
Is this my fault?
If that’s the way it’s gonna be
I’m going to call the whole thing to a halt”

You don’t feel you could love me
But I feel you could
You don’t feel you could love me
But I feel you could

I was walking down the street
When I thought I heard this voice say
“Say, ain’t we walking down the same street together
On the very same day?”
I said, “Hey Senorita that’s astute”
I said, Why don’t we get together
And call ourselves an institute?”

You don’t feel you could love me
But I feel you could
You don’t feel you could love me
But I feel you could

I was having this discussion
In a taxi heading downtown…

STIVALI DI GOMMA

Stavo avendo questa discussione
In un taxi diretto in centro
Rivedevo la mia posizione
Su questa mia amica
Che aveva avuto un piccolo esaurimento
Ho detto: “Ehi, si sa, gli esaurimenti vanno e vengono
Quindi che ci vuoi fare?
È questo che vorrei sapere”

Tu non senti che potresti amarmi
Ma io sento che potresti

Erano le prime ore del mattino
Quando sono caduto dentro una telefonata
Credendo di avere poteri soprannaturali
Ho sbattuto contro un muro di mattoni
Ho detto: “Ehi, è un problema mio?
È colpa mia?
Se è così che sarà
Allora chiudiamo tutta la faccenda”

Tu non senti che potresti amarmi
Ma io sento che potresti
Tu non senti che potresti amarmi
Ma io sento che potresti

Stavo camminando per strada
Quando mi è sembrato di sentire questa voce
“Di’, non stiamo per caso camminando sulla stessa strada
Nello stesso giorno?”
Io ho detto: “Ehi, Señorita, acuto come commento”
Ho detto: “Perché non ci vediamo
E chiamiamo un istituto per tutti e due?”

Tu non senti che potresti amarmi
Ma io sento che potresti
Tu non senti che potresti amarmi
Ma io sento che potresti

Stavo avendo questa discussione
In un taxi diretto in centro…

DIAMONDS ON THE SOLES OF HER SHOES

(a-wa) O kodwa u zo-nge li-sa namhlange
(a-wa a-wa) Si-bona kwenze ka kanjani
(a-wa a-wa) Amanto mbazane ayeza

She’s a rich girl
She don’t try to hide it
Diamonds on the soles of her shoes
He’s a poor boy
Empty as a pocket
Empty as a pocket with nothing to lose
Sing Ta na na
Ta na na na
She got diamonds on the soles of her shoes
She got diamonds on the soles of her shoes
Diamonds on the soles of her shoes
Diamonds on the soles of her shoes

People say she’s crazy
She got diamonds on the soles of her shoes
Well that’s one way to lose these
Walking blues
Diamonds on the soles of her shoes

She was physically forgotten
Then she slipped into my pocket
With my car keys
She said you’ve taken me for granted
Because I please you
Wearing these diamonds

And I could say Oo oo oo
As if everybody knows
What I’m talking about
As if everybody would know
Exactly what I was talking about
Talking about diamonds on the soles of her shoes

She makes the sign of a teaspoon
He makes the sign of a wave
The poor boy changes clothes
And puts on after-shave
To compensate for his ordinary shoes

And she said honey take me dancing
But they ended up by sleeping in a doorway
By the bodegas and the lights on Upper Broadway
Wearing diamonds on the soles of their shoes

And I could say Oo oo oo
As if everybody here would know
What I was talking about
I mean everybody here would know exactly
What I was talking about
Talking about diamonds

People say I’m crazy
I got diamonds on the soles of my shoes
Well that’s one way to lose
These walking blues
Diamonds on the soles of my shoes

DIAMANTI SOTTO LA SUOLA DELLE SCARPE

(a-wa) O kodwa u zo-nge li-sa namhlange
(a-wa a-wa) Si-bona kwenze ka kanjani
(a-wa a-wa) Amanto mbazane ayeza

Lei è una ragazza ricca
Non fa niente per nasconderlo
Diamanti sotto la suola delle scarpe
Lui è un ragazzo povero
Vuoto come una tasca vuota
Vuoto come una tasca vuota, senza niente da perdere
Canta: “Ta na na”
“Ta na na na”
Lei ha diamanti sotto la suola delle scarpe
Lei ha diamanti sotto la suola delle scarpe
Diamanti sotto la suola delle scarpe
Diamanti sotto la suola delle scarpe

La gente dice che è matta
Ha diamanti sotto la suola delle scarpe
Be’, è anche quello un modo per perdere le proprie malinconie ambulanti
Diamanti sotto la suola delle scarpe

Lei ormai era fisicamente dimenticata
E poi mi è scivolata nella tasca
Insieme alle chiavi della macchina
Mi ha detto: Mi hai data per scontata
Perché ti faccio felice
Indossando questi diamanti

E io potrei dire “Oo oo oo”
Come se tutti capissero
Di cosa sto parlando
Come se tutti qui capissero esattamente
Di cosa sto parlando
Sto parlando di diamanti sotto la suola delle scarpe

Lei fa il gesto di un cucchiaio da tè
Lui fa il gesto di un’onda
Il ragazzo povero si cambia d’abito
E si mette il dopobarba
Per compensare le sue scarpe qualunque

E lei gli ha detto: “Tesoro, portami a ballare”
Ma poi sono finiti a dormire sulla soglia di una porta
Tra i minimarket e le luci di Broadway alta
Indossando diamanti sotto la suola delle scarpe

E io potrei dire “Oo oo oo”
Come se tutti capissero
Di cosa sto parlando
Insomma: tutti qui capirebbero esattamente
Di cosa sto parlando
Sto parlando di diamanti

La gente dice che sono pazzo
Ho messo dei diamanti sotto la suola delle scarpe
Be’, è anche questo un modo per perdere le proprie malinconie ambulanti
Diamanti sotto la suola delle mie scarpe
Diamanti sotto la suola delle mie scarpe

YOU CAN CALL ME AL

A man walks down the street
He says why am I soft in the middle now
Why am I soft in the middle
The rest of my life is so hard
I need a photo-opportunity
I want a shot at redemption
Don’t want to end up a cartoon
In a cartoon graveyard
Bonedigger Bonedigger
Dogs in the moonlight
Far away my well-lit door
Mr. Beerbelly Beerbelly
Get these mutts away from me
You know I don’t find this stuff amusing anymore

If you’ll be my bodyguard
I can be your long lost pal
I can call you Betty
And Betty when you call me
You can call me Al

A man walks down the street
He says why am I short of attention
Got a short little span of attention
And whoa! my nights are so long
Where’s my wife and family
What if I die here
Who’ll be my role-model
Now that my role-model is
Gone Gone
He ducked back down the alley
With some roly-poly little bat-faced girl
All alone alone
There were incidents and accidents
There were hints and allegations

If you’ll be my bodyguard
I can be your long lost pal
I can call you Betty
And Betty when you call me
You can call me Al

A man walks down the street
It’s a street in a strange world
Maybe it’s the Third World
Maybe it’s his first time around
He doesn’t speak the language
He holds no currency
He is a foreign man
He is surrounded by the sound
The sound
Cattle in the marketplace
Scatterings and orphanages
He looks around, around
He sees angels in the architecture
Spinning in infinity
He says Amen! and Hallelujah!

If you’ll be my bodyguard
I can be your long lost pal
I can call you Betty
And Betty when you call me
You can call me Al

PUOI CHIAMARMI AL

Un uomo cammina per strada
Dice: perché mi sono rammollito adesso?
Perché mi sono rammollito
Quando la mia vita per il resto è così dura?
Mi serve un’occasione per una foto in posa
Voglio una chance per redimermi
Non voglio fare la fine di una vignetta
In un cimitero di vignette
Uno Scavaossa, Scavaossa
Cani al chiaro di luna
Molto lontani dalla mia porta ben illuminata
Signor Pancia da birra, Pancia da birra
Tieni lontani questi cani randagi da me
Lo sai che ormai questa roba non mi diverte più

Se tu sarai la mia guardia del corpo
Io potrò essere il tuo amicone con cui ti eri perso di vista
Magari posso chiamarti Betty
E Betty, quando mi chiami
Puoi chiamarmi Al

Un uomo cammina per strada
Dice: Perché sono così distratto?
Riesco a concentrarmi per così poco tempo
E invece le mie notti sono così lunghe
Dove sono mia moglie e la mia famiglia?
Che succederebbe se morissi qui?
Chi sarà il mio modello di vita
Ora che il mio modello di vita non c’è più?
È scomparso lungo il vicolo
Insieme a una ragazza rotondetta con un faccino da pipistrello
Tutti soli, soli
Ci sono stati inconvenienti ed incidenti
Ci sono state allusioni e insinuazioni

Se tu sarai la mia guardia del corpo
Io potrò essere il tuo amicone con cui ti eri perso di vista
Magari posso chiamarti Betty
E Betty, quando mi chiami
Puoi chiamarmi Al

Un uomo cammina per strada
È una strada in uno strano mondo
Forse è il Terzo mondo
Forse è la prima volta che ci va
Non parla la lingua del posto
Non ha contanti locali in tasca
È uno straniero
È circondato da suoni, suoni
Bestiame nella piazza del mercato
Senzatetto e orfanotrofi
Si guarda intorno, intorno
Vede angeli nell’architettura
Che girano su se stessi nell’infinito
Dice: Amen! e alleluia!

Se tu sarai la mia guardia del corpo
Io potrò essere il tuo amicone con cui ti eri perso di vista
Magari posso chiamarti Betty
E Betty, quando mi chiami
Puoi chiamarmi Al

UNDER AFRICAN SKIES

Joseph’s face was black as night
The pale yellow moon shone in his eyes
His path was marked
By the stars in the Southern Hemisphere
And he walked his days
Under African skies

This is the story of how we begin to remember
This is the powerful pulsing of love in the vein
After the dream of falling and calling your name out
These are the roots of rhythm
And the roots of rhythm remain

In early memory
Mission music
Was ringing ‘round my nursery door
I said take this child, Lord
From Tucson Arizona
Give her the wings to fly through harmony
And she won’t bother you no more

This is the story of how we begin to remember
This is the powerful pulsing of love in the vein
After the dream of falling and calling your name out
These are the roots of rhythm
And the roots of rhythm remain

Joseph’s face was as black as the night
And the pale yellow moon shone in his eyes
His path was marked
By the stars in the Southern Hemisphere
And he walked the length of his days
Under African skies

SOTTO I CIELI DELL’AFRICA

Il viso di Joseph era nero come la notte
Il giallo chiaro della luna brillava nei suoi occhi
Il suo cammino fu segnato
Dalle stelle dell’emisfero australe
E camminò per i suoi giorni
Sotto i cieli dell’Africa

Questa è la storia di come iniziamo a ricordare
Questo è il pulsare potente dell’amore nelle vene
Dopo il sogno di cadere e gridare il tuo nome
Queste sono le radici del ritmo
E le radici del ritmo rimangono

Nei ricordi di tanto tempo fa
La musica della missione
Risuonava fuori dalla porta dov’era la mia culla
Io dissi: prendi questa bambina, Signore
Di Tucson, Arizona
Dalle le ali per volare nell’armonia
E lei non ti darà più alcun fastidio

Questa è la storia di come iniziamo a ricordare
Questo è il pulsare potente dell’amore nelle vene
Dopo il sogno di cadere e gridare il tuo nome
Queste sono le radici del ritmo
E le radici del ritmo rimangono

Il viso di Joseph era nero come la notte
Il giallo chiaro della luna brillava nei suoi occhi
Il suo cammino fu segnato
Dalle stelle dell’emisfero australe
E camminò tutti i suoi giorni
Sotto i cieli dell’Africa

HOMELESS

Emaweni webaba
Silale maweni
Webaba silale maweni
Webaba silale maweni

Homeless, homeless
Moonlight sleeping on a midnight lake
Homeless, homeless
Moonlight sleeping on a midnight lake
We are homeless, we are homeless
The moonlight sleeping on a midnight lake

Zio yami, zio yami, nhliziyo yami
Nhliziyo yami amakhaza asengi bulele
Nhliziyo yami, nhliziyo yami
Too loo loo, too loo loo

Strong wind destroy our home
Many dead, tonight it could be you
Strong wind, strong wind
Many dead, tonight it could be you

And we are homeless, homeless, homeless
The moonlight sleeping on a midnight lake

Somebody say ih hih ih hih ih
Somebody sing hello, hello, hello
Somebody say ih hih ih hih ih
Somebody cry why, why, why?

Yitho omanqoba (ih hih ih hih ih) yitho omanqoba
Esanqoba lonke ilizwe
(ih hih ih hih ih) yitho omanqoba (ih hih ih hih ih)
Esanqoba phakathi e england
Yitho omanqoba
Esanqoba phakathi e london
Yitho omanqoba
Esanqoba phakathi e england

Somebody say ih hih ih hih ih
Somebody sing hello, hello, hello
Somebody say ih hih ih hih ih
Somebody cry why, why, why?

Kuluman
Kulumani, kulumani sizwe
Singenze njani
Baya jabula abasi thanda yo
Ho

SENZA CASA

Emaweni webaba
Silale maweni
Webaba silale maweni
Webaba silale maweni

Senza casa, senza casa
La luce della luna dorme su un lago a mezzanotte
Senza casa, senza casa
La luce della luna dorme su un lago a mezzanotte
Siamo senza casa, noi siamo senza casa
La luce della luna dorme su un lago a mezzanotte

Zio yami, zio yami, nhliziyo yami
Nhliziyo yami amakhaza asengi bulele
Nhliziyo yami, nhliziyo yami
Too loo loo, too loo loo

Venti forti distruggono la nostra casa
Molti morti, stanotte potrebbe toccare a te
Vento forte, vento forte
Molti morti, stanotte potrebbe toccare a te

E siamo senza casa, noi siamo senza casa
La luce della luna dorme su un lago a mezzanotte

Qualcuno dice ih hih ih hih ih
Qualcuno canta: ciao, ciao, ciao
Qualcuno dice ih hih ih hih ih
Qualcuno piange: perché, perché, perché?

Yitho omanqoba (ih hih ih hih ih) yitho omanqoba
Esanqoba lonke ilizwe
(ih hih ih hih ih) Yitho omanqoba (ih hih ih hih ih)
Esanqoba phakathi e England
Yitho omanqoba
Esanqoba phakathi e London
Yitho omanqoba
Esanqoba phakathi e England

Qualcuno dice ih hih ih hih ih
Qualcuno canta: ciao, ciao, ciao
Qualcuno dice ih hih ih hih ih
Qualcuno piange: perché, perché, perché?

Kuluman
Kulumani, kulumani sizwe
Singenze njani
Baya jabula abasi thanda yo
Ho

CRAZY LOVE, VOL. II

Fat Charlie the Archangel
Sliped into the room
He said I have no opinion about this
And I have no opinion about that
Sad as a lonely little wrinkled balloon
He said well I don’t claim to be happy about this, boys
And I don’t seem to be happy about that

I don’t want no part of this crazy love
I don’t want no part of your love

She says she knows about jokes
This time the joke is on me
Well, I have no opinion about that
And I have no opinion about me

Somebody could walk into this room
And say your life is on fire
It’s all over the evening news
All about the fire in your life
On the evening news

I don’t want no part of this crazy love
I don’t want no part of your love

Fat Charlie the Archangel
Files for divorce
He says well this will eat up a year of my life
And then there’s all that weight to be lost
She says the joke is on me
I say the joke is on her
I said I have no opinion about that
Well, we’ll just have to wait and confer

I don’t want no part of this crazy love
I don’t want no part of your love

PAZZO AMORE, VOL. II

L’arcangelo Charlie il grasso
Scivolò dentro la stanza
Disse: Non ho nessuna opinione su questo
E non ho nessuna opinione su quello
Triste come un palloncino sgonfio e solitario
Disse: Be’, non pretendo di essere contento di questo, ragazzi
E non sembro essere contento di quello

Non voglio avere niente a che fare con questo pazzo amore
Non voglio avere niente a che fare col tuo amore

Lei dice che ne capisce di barzellette
Stavolta la barzelletta sono io
Be’, non ho alcuna opinione su questo
E non ho opinioni su di me

Qualcuno potrebbe entrare in questa stanza
E dire: la tua vita va a fuoco
Ne parlano tutti i TG
Tutto quello che c’è da sapere sull’incendio nella tua vita
Al TG della sera

Non voglio avere niente a che fare con questo pazzo amore
Non voglio avere niente a che fare col tuo amore

L’arcangelo Charlie il grasso
Presenta istanza di divorzio
Dice: Be’, questo si porterà via un anno della mia vita
E poi c’è tutto quel peso che va perso
Lei dice che la barzelletta sono io
Io dico che la barzelletta è lei
Avevo detto che non avevo nessuna opinione su questo
Be’, dovremo solo aspettare e conferire

Non voglio avere niente a che fare con questo pazzo amore
Non voglio avere niente a che fare col tuo amore

THAT WAS YOUR MOTHER

A long time ago, yeah
Before you was born dude
When I was still single
And life was great
I held this job as a traveling salesman
That kept me moving from state to state

Well, I’m standing on the corner of Lafayette
State of Louisiana
Wondering where a city boy could go
To get a little conversation
Drink a little red wine
Catch a little bit of those Cajun girls
Dancing to zydeco

Along come a young girl
She’s pretty as a prayer book
Sweet as an apple on Christmas day
I said good gracious can this be my luck
If that’s my prayer book
Lord let us pray

Well, Im standing on the corner of Lafayette
State of Louisiana
Wondering where a city boy could go
To get her in a conversation
Drink a little red wine
Dance to the music of Clifton Chenier
The king of the bayou

Well, that was your mother
And that was your father
Before you was born dude
When life was great
You are the burden of my generation
I sure do love you
But lets get that straight

Well, Im standing on the corner of Lafayette
Across the street from The Public
Heading down to the Lone Star cafe
Maybe get a little conversation
Drink a little red wine
Standing in the shadow of Clifton Chenier
Dancing the night away

QUELLA ERA TUA MADRE

Tanto tempo fa, sì
Prima che tu nascessi, amico mio
Quando ero ancora single
E la vita era fantastica
Lavoravo come commesso viaggiatore
E questo mi faceva viaggiare da uno Stato all’altro

Be’, sono lì in piedi all’angolo di Lafayette
Stato della Louisiana
A chiedermi dove possa andare un ragazzo di città
Per fare un po’ di conversazione
Bere un po’ di rosso
E farmi un po’ un’idea delle ragazze Cajun
Che ballano lo zydeco

Arriva una ragazza
È carina come un libro di preghiere
Dolce come una mela il giorno di Natale
Io dissi: Santo cielo, posso essere così fortunato?
Se questo è il mio libro di preghiere
Signore, preghiamo!

Be’, sono lì in piedi all’angolo di Lafayette
Stato della Louisiana
A chiedermi dove possa andare un ragazzo di città
Per fare un po’ di conversazione
Bere un po’ di rosso
Ballare la musica di Clifton Chenier
Il re del bayou

Be’, quella era tua madre
E quello era tuo padre
Prima che tu nascessi, amico mio
Quando la vita era fantastica
Tu sei il fardello della mia generazione
Ti voglio bene, sicuro
Ma chiariamolo

Be’, sono lì in piedi all’angolo di Lafayette
Proprio di fronte al The Public
Diretto verso il bar Lone Star
Per fare un po’ di conversazione
Bere un po’ di rosso
Sotto l’ombra protettrice di Clifton Chenier
A ballare tutta la notte

ALL AROUND THE WORLD OR THE MYTH OF FINGERPRINTS

Over the mountain
Down in the valley
Lives a former talk-show host
Everybody knows his name
He says there’s no doubt about it
It was the myth of fingerprints
I’ve seen them all and man
They’re all the same
Well, the sun gets weary
And the sun goes down
Ever since the watermelon
And the lights come up
On the black pit town
Somebody says what’s a better thing to do
Well, its not just me
And its not just you
This is all around the world

Out in the Indian ocean somewhere
There’s a former army post
Abandoned now just like the war
And there’s no doubt about it
It was the myth of fingerprints
That’s what that old army post was for

Well, the sun gets bloody
And the sun goes down
Ever since the watermelon
And the lights come up
On the black pit town
Somebody says what’s a better thing to do
Well, its not just me
And its not just you
This is all around the world

Over the mountain
Down in the valley
Lives the former talk-show host
Far and wide his name was known
He said there’s no doubt about it
It was the myth of fingerprints
That’s why we must learn to live alone

IN TUTTO IL MONDO O IL MITO DELLE IMPRONTE DIGITALI

Oltre la montagna
Giù nella valle
Vive un ex conduttore di talk show
Tutti sanno come si chiama
Dice che non ci sono dubbi
È stato il mito delle impronte digitali
Io le ho viste tutte, e fidati
Sono tutte uguali
Il sole si stanca
E il sole tramonta
Dai tempi dell’anguria
E le luci si accendono
Nella città che è una fossa nera
Qualcuno dice: cosa si può fare di più?
Be’, non riguarda solo me
E non riguarda solo te
È così in tutto il mondo

Da qualche parte nell’Oceano Indiano
C’è un accampamento militare dismesso
Ora abbandonato proprio come la guerra
E non ci sono dubbi
È stato il mito delle impronte digitali
Ecco a che serviva quel vecchio accampamento

Il sole diventa color sangue
E il sole tramonta
Dai tempi dell’anguria
E le luci si accendono
Nella città che è una fossa nera
Qualcuno dice: cosa si può fare di più?
Be’, non riguarda solo me
E non riguarda solo te
È così in tutto il mondo

Oltre la montagna
Giù nella valle
Vive l’ex conduttore di talk show
Il suo nome era conosciuto per mari e monti
Dice che non ci sono dubbi
È stato il mito delle impronte digitali
Per questo dobbiamo imparare a vivere soli


Tutte le traduzioni a cura di Guglielmo Latini

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