Nanni Moretti (1953) รจ probabilmente la figura piรน “rinascimentale” del cinema italiano: attore, regista, produttore, sceneggiatore, attivista politico, personaggio fittizio dei suoi stessi film e ideatore di un’enorme quantitร di frasi citabili pressochรฉ in ogni situazione quotidiana (il sottotitolo di Coolturama ne sa qualcosa).
Dagli esordi in Super8 di Io sono un autarchico (1976) in poi, Moretti ha saputo intercettare un certo pubblico fino ad allora poco rappresentato sullo schermo, che scoprendo un alter ego amabile anche nell’essere snob, maniacale e attaccabrighe lo ha seguito per decenni come una sorta di capopopolo, ed รจ cresciuto con lui tra riflessioni private e impegno pubblico.
Un po’ come per Woody Allen, il cinema di Moretti sembra un’estensione della sua vita reale, e cosรฌ come Woody Allen rimane sempre la figura stilizzata e iconica di Woody Allen nonostante cambi ruolo, anche Moretti รจ riuscito a dimostrare la personalitร e il carattere necessari per essere sempre riconoscibile come fosse un personaggio dei fumetti, con i tratti caratteristici che ci piace ritrovare in lui.
Nella sua carriera ci sono stati momenti in cui l’identitร tra cinema e vita รจ stata pressochรฉ totale, come in Aprile (1998), in cui sullo schermo si mostrava come in un filmino di famiglia la nascita del figlio, oppure altre fasi in cui la storia e il personaggio si staccavano dalla realtร (vedi La stanza del figlio, 2001), ma in ogni frangente rivedere Moretti sullo schermo dร (quasi) sempre un senso di familiaritร , un ritrovare un volto amico (anche quando insopportabile).
Se invece qualche volta ha deluso, soprattutto negli ultimi anni (con un po’ di amorevole cattiveria si potrebbe dire decenni), รจ stato probabilmente proprio quando le ambizioni come autore di drammi seri e ben presentati si sono separate dai tratti di anarchia e originalitร che per tanto tempo ci aveva abituato a conoscere e amare.
Proprio per questo, di pochi autori come Moretti si puรฒ dire che guardare l’intera filmografia รจ utile e pressochรฉ necessario: innanzitutto perchรฉ i titoli sono in numero limitato, e poi perchรฉ seguirne l’evoluzione รจ un po’ come seguire un unico personaggio dai vent’anni alla maturitร , capitolo dopo capitolo, un’esperienza che solo il Truffaut del ciclo di Antoine Doinel e pochi altri ci hanno dato l’occasione di provare al cinema.
Ecco quindi una guida alla sua filmografia, sia come regista che come attore, divisa per fasce di merito, pensata per chi voglia sapere da dove iniziare a scoprirlo e anche per chi sia curioso di qualche capitolo dimenticato, con l’idea che poi con un autore come lui ogni “classifica” sia solo soggettiva.
Buona esplorazione, e soprattutto buone scoperte a chi dopo aver iniziato questo viaggio potrร dire finalmente dire agli altri: “Cioรจ, lei praticamente non ha mai visto un film di Nanni Moretti? Vabbรจ, continuiamo cosรฌ: facciamoci del male”.
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Imperdibili

Caro diario (di Nanni Moretti, 1993)
Non รจ un caso che il logo della casa di distribuzione Sacher (di proprietร di Moretti) sia un uomo in sella a una Vespa. Non รจ un caso che il film che ha esteso la fama di Moretti perfino negli USA sia questo. Non รจ un caso che Moretti da anni giri lโItalia leggendo i diari di lavorazione di questo film. Caro diario รจ il film piรน iconico di Nanni Moretti, e nonostante sia il suo settimo da regista, รจ come se segnasse un nuovo inizio, libero da vecchi schemi personali e convenzioni stilistiche, creando di fatto un genere cinematografico a sรฉ stante.
Innanzitutto non รจ un film con unโunica trama, ma รจ composto da tre episodi completamente slegati lโuno dallโaltro; in secondo luogo, il protagonista non รจ un personaggio fittizio, bensรฌ lo stesso Moretti, o almeno una versione immaginaria di sรฉ; infine, lo stile รจ totalmente anomalo, come se invece di raccontarci storie Moretti ci parlasse direttamente di tutto quello che vuole, dalla sua passione per i giri in Vespa al resoconto del tumore che lo ha colpito, proprio come in un diario che la macchina da presa renda pubblico.
In Vespa รจ sicuramente lโepisodio piรน celebre, una sorta di concentrato densissimo di morettismi: โSpinaceto, pensavo peggioโ; โMi troverรฒ sempre con una minoranzaโ; โSaper ballareโฆโ; lโodio per Henry pioggia di sangue; la musica di Leonard Cohen, Khaled e Keith Jarrett; lโossessione per le case dei quartieri di Roma. Isole รจ la cronaca, piรน sceneggiata, di un viaggio alle Eolie in compagnia di un intellettuale che viene sedotto dalle telenovelas, con un indimenticabile balletto davanti alla tv. Medici, infine, รจ il racconto reale e tragicomico dellโodissea tra un dottore e lโaltro per guarire un prurito inarrestabile, con un finale edificante che dร poesia anche a un semplice bicchiere dโacqua. Leggero, acuto, musicale, autoironico: รจ un Moretti che non schiaffeggia piรน nessuno, ma che ci mostra forse per la prima volta il lato piรน sorridente di sรฉ. Premio per la regia a Cannes nellโanno che vide la Palma dโOro a Pulp Fiction, con Clint Eastwood presidente (!).

Aprile (di Nanni Moretti, 1998)
ร lโaprile 1996, e nella vita del Moretti reale si susseguono a brevissima distanza due eventi di non poco conto: prima, la nascita del primo (e unico) figlio, Pietro, e poi la vittoria, per la prima volta in cinquantโanni di repubblica, di una coalizione di sinistra alle elezioni politiche.
Il film parte memorabilmente da due anni prima, quando Silvio Berlusconi era salito al governo, e Moretti si era โper la prima volta fumato una cannaโ per sfuggire alla cocente delusione; in seguito, fa la cronaca degli anni tra il โ94 e il โ97 mantenendosi costantemente sul doppio binario tra vita pubblica del Paese e vita privata di Nanni, tra campagne elettorali (โDโAlema, diโ qualcosa di sinistra!โ) e pannolini, tra la voglia di fare un documentario impegnato sulla politica e il rifugiarsi nel disimpegno di un โmusical su un pasticcere trotzkista nellโItalia degli anni Cinquantaโ.
Sin dalle musiche a base di mambo sudamericano e dallโoggi imperdonabile font Comic Sans dei titoli di testa, capiamo che quello di Aprile รจ un Nanni sulla scia di In vespa, allegro, autobiograficissimo e piรน leggero che mai. Forse fin troppo, col rischio di sfociare nellโinconsistenza, e a dimostrarlo ci sarebbero la durata fin troppo breve (unโora e diciotto), la scelta di dare un titolo a ogni piccola sequenza del film, come fosse solo una raccolta di scenette, e una regressione a un infantilismo autocompiaciuto che dopo poco risulta irritante. โChe credete, che sia il primo figlio del mondo?โ, predicava bene ne La messa รจ finita dieci anni prima, finendo ora per razzolare malissimo nel campo in questione.
E perรฒ, nonostante questi difetti, Aprile รจ anche una vetta del morettismo, sorta di Caro diario 2 in cui lโautobiografismo, lโuso della voce off, il ritorno della Vespa e il rimando al pasticcere trotzkista rendono i due film unโunica opera divisa a metร . Stavolta, per essere lโottavo film โe mezzoโ di Moretti (dove il mezzo puรฒ essere La cosa), รจ fellinianamente anche un film sulla voglia di fuga dalle responsabilitร come regista e come uomo adulto. Nel misurare la sua vita con un metro e decidendo di concentrarsi sulle cose โche gli piaccionoโ, gettando metaforicamente via tutti i ritagli di giornale che lo hanno irritato negli anni, Moretti รจ anche incredibilmente commovente nellโinsegnarci a inseguire, anche egoisticamente, la nostra felicitร , magari cantando a squarciagola Ragazzo fortunato di Jovanotti.

Palombella rossa (di Nanni Moretti, 1989)
Uno dei film piรน coraggiosamente anomali dellโintero cinema italiano, piรน vicino nella sua unicitร a una piรจce di teatro sperimentale o alle fantasie di un Buรฑuel e di un Fellini che a una delle tante storie cosรฌ simili e fin troppo realistiche che i registi nostrani amano raccontare.
A dimostrarlo basterebbe lโambientazione, che per la maggior parte del film รจ soltanto quella inedita di una piscina durante una partita di pallanuoto, sport che Moretti ha praticato a livello agonistico per molti anni, e che allโepoca si dispiaceva di non aver ancora inserito nei suoi film tanto autobiografici.
Michele (Apicella, per lโultima volta), perรฒ, non รจ solo un giocatore di pallanuoto impegnato in una partita in trasferta, ma anche un dirigente del Partito comunista degli anni Ottanta che ha metaforicamente perso la memoria. A loro volta, i personaggi che lo circondano sembrano essere ognuno un simbolo per rappresentare lโamnesia di un intero partito politico dopo la morte del padre Berlinguer e appena prima del crollo del Muro di Berlino.
Una trama che piรน anti-realistica non si puรฒ, di fatto la rappresentazione su un palco di un uomo che rimpiange insieme il vecchio PCI, la mamma, le merendine e i pomeriggi di maggio di quandโera bambino, e che si chiede in una sorta di seduta di psicanalisi pubblica: โMa quanti anni sono che parlo da solo?โ.
A distanza di tutto questo tempo, con il PCI che solo pochi mesi dopo avrebbe avviato il processo per cambiare nome, e con una cultura politica ormai scomparsa, i temi di attualitร possono anche essere solo la testimonianza di un tempo lontano, ma rimane comunque potentissimo tutto quello che cโรจ intorno: lโattacco allo scadimento del linguaggio (โMa come parla! Le parole sono importanti!โ, e giรน schiaffi), i momenti inaspettati di lirismo (Iโm On Fire di Springsteen, E ti vengo a cercare di Battiato), e le dolorose domande esistenziali sul โcosโaltro dobbiamo fareโ per essere accettati dagli altri anche se diversi.
La โpalombellaโ (rossa come la Sinistra) รจ il termine con cui si indica il tiro a pallonetto nella pallanuoto, e Moretti ha sempre dichiarato che fosse il gesto atletico in cui si distingueva.

Bianca (di Nanni Moretti, 1984)
Volendo dividere la carriera di Moretti in fasi, si potrebbe dire che ce nโรจ una generazionale e tendente al comico amaro formata da Io sono un autarchico, Ecce bombo e Sogni dโoro (1976-1981), una dellโautobiografismo puro e gioioso comprendente Caro diario e Aprile (1993-โ98), e poi una matura della cupezza e della crisi costituita da La stanza del figlio, Il caimano, Habemus Papam, Mia madre e lโimminente Tre piani (2001-โ21).
Bianca si puรฒ invece inscrivere nella fase di un cinema piรน strutturato che in passato ma allo stesso tempo originalissimo, che include La messa รจ finita e Palombella rossa (1984-โ89), ed รจ una svolta importante perchรฉ per la prima volta Moretti si distacca dalle sue strisce fumettistiche di vita giovanile, e perchรฉ insieme fa capire di essere altro dai โnuovi comiciโ come Verdone e Troisi ai quali fino ad allora era stato accomunato.
Qui il clima infatti รจ piuttosto tetro, malato, da thriller, e nonostante tante situazioni e battute siano riuscite (lโistituto scolastico ultramoderno che รจ un monumento allโera del Riflusso, il โFacciamoci del maleโ rispetto allโignoranza della Sachertorte), il personaggio di Moretti ricorda pericolosamente da vicino il De Niro alienato e ossessivo di Taxi Driver.
Come Travis Bickle in quel film, Michele Apicella รจ sรฌ inserito nella societร (fa il professore di matematica in un liceo), ma nasconde una curiositร morbosa per le vite degli altri, unโincapacitร di creare legami (โQuando cโรจ un legame non puoi solo osservare, devi metterti in giocoโ), e unโignoranza quasi infantile delle convenzioni sentimentali, come quando in spiaggia si getta su una sconosciuta visto che intorno a lui รจ pieno di coppiette amoreggianti.
Il suo รจ un bisogno insopprimibile di conoscere le vite altrui (perchรฉ โio non divento amico del primo che incontro: scelgo, e quando scelgo รจ per sempreโ) e di influenzarla a causa della propria incapacitร di vivere la propria. Lโarrivo di una donna, la Bianca del titolo interpretata da una magnetica Laura Morante, metterร perรฒ in crisi i suoi rituali di voyeur e il suo rifiuto del sesso affogato in enormi barattoli di materna Nutella.
Bianca รจ un poโ la versione piรน estrema e patologica di Moretti, quella in cui il suo moralismo ha un che di fastidiosamente cattolico, sessuofobo, conservatore, ma รจ anche unโottima prova di equilibrio tra le risate del passato e una rarissima rappresentazione a tinte psicoanalitiche di un personaggio tuttโaltro che rassicurante.
Quasi fondamentali

Ecce bombo (di Nanni Moretti, 1978)
Se questa classificazione dellโopera morettiana (in ogni caso arbitraria e discutibile) si basasse sulla notorietร e sullโimportanza storica dei film trattati, sicuramente Ecce bombo rientrerebbe nella schiera dei fondamentali. Umberto Eco ha infatti scritto che โper trasformare unโopera in un oggetto di culto bisogna essere capaci di smembrarla, smontarla, scardinarla in modo da poter ricordare solo parti di essaโ, e allora Ecce bombo รจ lโopera cult per definizione, destinata ad essere citata per decenni in mille conversazioni anche da chi non lโha mai vista.
I film, perรฒ, non sono solo lโinsieme delle loro scene piรน famose (โFaccio cose, vedo genteโ, โTe lo meriti, Alberto Sordi!โ, โMi si nota di piรน se vengo e sto in disparteโฆ?โ, โSilvia, non โla Silviaโโโฆ), ed Ecce bombo rivisto oggi, pur essendo straripante di inventiva, soffre anche molto della sua struttura ripetitiva e della sua povertร di mezzi.
Non si tratta infatti di una storia in senso stretto, ma di un insieme di โstrisceโ, sequenze spesso interlocutorie e ricche di non sequitur, che raccontano la vita dei ventenni romani del โ77, eredi svogliati dei vitelloni di Fellini persi tra autocoscienza, comuni, contestazione generazionale e fancazzismo al massimo grado.
Nanni di fatto fa Io sono un autarchico 2: il gruppetto di amici รจ lo stesso (con un Fabio Traversa icona sempiterna), e lo spirito pure, e non stupiscono le dichiarazioni del regista secondo cui credeva di aver fatto un film drammatico, perchรฉ sotto la patina degli sketch, รจ davvero cosรฌ. โStare maleโ รจ una delle frasi piรน usate nel film: stanno tutti male questi ventenni, e le loro case desolanti e male illuminate con dentro le loro famiglie infelici non migliorano le cose.
Ovviamente perรฒ spicca la forza del personaggio-Moretti/Michele, che seppure nel suo narcisismo esasperato (parla continuamente da solo), crea una maschera nuova nel cinema italiano che prima non esisteva.

La stanza del figlio (di Nanni Moretti, 2001)
Film spartiacque come pochi, รจ probabilmente lโopera piรน celebrata di Moretti in Italia: ha fatto piangere milioni di persone, ha riportato in auge un brano minimalista di Brian Eno, ha lanciato Jasmine Trinca come attrice, ha ricongiunto la coppia dโassi del cinema dโautore Moretti-Morante, e si รจ guadagnato una invidiatissima Palma dโOro a Cannes.
Il pubblico finora aveva visto Nanni Moretti urlare nevroticamente contro chiunque per ventโanni, spesso per il puro gusto di farlo, ed ecco che la prima novitร di questo film รจ che stavolta la sua aggressivitร รจ (quasi) scomparsa, e le nevrosi sono quelle dei pazienti del suo protagonista psicoterapeuta.
Altri segni di un cambio di passo vedono lo spostamento dellโambientazione ad Ancona, lโabbandono dellโautobiografismo per una storia di pura finzione, e il ritorno inatteso, dopo la leggerezza di Cario diario e Aprile, a una drammaticitร che si era vista forse solo ne La messa รจ finita.
La storia, tenendosi sul vago nel caso qualcuno non lโabbia visto, รจ quella di una famiglia borghese, colta e unita che viene colpita da un lutto inatteso e dolorosissimo, che spazza via ogni certezza e rischia di dividere i sopravvissuti invece che avvicinarli. Il tutto viene raccontato con unโasciuttezza rigorosa, che commuove non grazie a trucchetti da melodramma hollywoodiano, ma al contrario con la rappresentazione impietosa del dolore mai sguaiato di questa famiglia dignitosa e composta, che rifiuta ogni facile consolazione.
Personaggi di contorno finalmente veri (non solo โdelle funzioniโ, ma โcon una loro autonomiaโ, come ha detto Moretti), attori famosi, unโaccennata scena di sesso, imprecazioni prima mai sentite, ma anche una delicatezza inattesa per il Grande Cattivo che conoscevamo. Se perรฒ si guarda oltre la commozione inevitabile (che diventa un poโ ricattatoria se รจ lโunico fulcro della storia), il film รจ piuttosto irrisolto e privo di trama, con molti fili che rimangono sospesi, come se il regista fosse spiazzato nel costruire una classica storia โda film veroโ.

La messa รจ finita (di Nanni Moretti, 1985)
Se Moretti (con suo grande fastidio) era stato per anni inserito nella schiera della comicitร giovane degli anni Ottanta, dopo Bianca, questo film sembra essere la dimostrazione definitiva che la comicitร รจ solo una delle sue corde, e che anzi, quando vuole essere desolante, sa esserlo di brutto.
A inizio film, sono subito tre gli choc che ci riserva: innanzitutto รจ per la prima e ultima volta sbarbato; poi non si chiama Michele Apicella come lโalter ego sempre usato dal 1977 allโ89; e dulcis in fundo, lโex giovane contestatore capellone adesso รจ un prete, con tanto di tonaca lunga stile Don Camillo.
Don Giulio, questo il suo nome, viene chiamato dopo diversi anni a gestire una parrocchia di Roma, sua cittร natale, perchรฉ il sacerdote precedente ha lasciato lโabito talare per mettere su famiglia, ma il ritorno tra i conoscenti di un tempo sarร una rassegna deprimente di delusioni.
Dei suoi vecchi amici con i quali faceva politica prima di scegliere la fede, uno รจ in carcere perchรฉ ha scelto la lotta armata, un altro รจ depresso dopo una delusione dโamore e si รจ isolato dal mondo, un altro ancora vuole convertirsi al cattolicesimo, un altro viene malmenato perchรฉ omosessuale.
Come se non bastasse, il ritorno in famiglia รจ ancora peggiore, con la sorella che vuole abortire e il padre che vuole lasciare il tetto coniugale per fuggire con una ragazza, e stavolta piรน che mai Moretti รจ un uomo solo contro tutti, un angelo custode con un complesso messianico che vuole portare a termine una missione salvifica non richiesta e un poโ velleitaria. Dโaltronde, come disse lโautore, โI miei personaggi sono tutti individui che si interessano profondamente del prossimo, entrando nel merito delle loro scelte; ho voluto un sacerdote per dare legalitร Istituzionale a questo desiderio di occuparsi degli altriโ, e Don Giulio come critico intransigente non รจ secondo a nessuno.
ร la stessa insofferenza al mondo imperfetto vista in altri suoi film, ma stavolta a smorzarla mancano sia la comicitร che una storia dโamore, quindi rimane solo il dramma, e non รจ proprio un bene: รจ un film dolente, pesante nel suo grigiore, nella sua desolazione, nei suoi eccessi patetici, che calca la mano con musicacce da poliziesco e dialoghi sempre sul filo tra il sincero e lโimbarazzante. Il sorriso finale davanti a un ballo felliniano sulla musica di Ritornerai, perรฒ, รจ sicuramente tra le cose piรน belle del suo cinema.

Sogni d’oro (di Nanni Moretti, 1981)
ร stata attribuita a Sergio Leone la seguente dichiarazione rispetto a Sogni dโoro, terzo lungometraggio del Nostro: โFellini 8 ยฝ m’interessa, Moretti 1 ยผ noโ. Che sia veritiera o meno, รจ certo che giร dopo mezzo minuto di questo film se ne intuisce la natura totalmente autoreferenziale, in cui Moretti, come Philip Roth in letteratura con Zuckerman scatenato (anche quello dellโ81), usa un alter ego per raccontare una storia che รจ riconoscibilissima come la sua.
Come Fellini (e Bob Fosse, e Woody Allen, e altriโฆ) aveva fatto con 8 ยฝ, Moretti si racconta nel suo ruolo di regista che ha raggiunto il successo, che รจ invitato ovunque a parlare dei giovani dโoggi, che viene accusato di fare film che non parlano alle masse (vedi un bracciante lucano o un pastore abruzzese), e che dietro le pose megalomani รจ il nevrotico insicuro di sempre.
Basti pensare che il suo film รจ dedicato alla โmamma di Freudโ (questโultimo un irrefrenabile Remo Remotti), e che il cineasta vive ancora con sua madre, maltrattata senza pietร , mentre riesce a ipotizzare un rapporto sentimentale solo quando sogna, e anche lรฌ la vicenda finirร con una trasformazione in licantropo che cita un vecchio film di Renoir (Il testamento del mostro, 1959).
Nonostante alcuni inserti che raccontano di unโirrimediabile solitudine, con il gruppetto di amici dei due film dโesordio ormai sciolto, si tratta probabilmente del film piรน comico in senso stretto di Moretti, con scene da antologia come quella in cui sfida un regista rivale in un becero show televisivo stile Ciao Darwin condotto da un giovane Giampiero Mughini.
Il ragazzo col Super8 dei primi due film ora ha un budget discreto e una sceneggiatura un poโ piรน strutturata, e si nota: le scene sono impostante con maggiore professionalitร , la cameretta stavolta รจ ricreata in studio, e le scene sono sรฌ rapide, ma non quanto in passato.
Certo, รจ vero che tutto il film รจ un esercizio di presa in giro di se stesso e dei propri difetti, ma il confine tra autoironia e cedere davvero a certi narcisismi รจ labile, e a volte verrebbe da pensarla come Leone di fronte a un certo vittimismo da genio incompreso. Se perรฒ si passa sopra lโautoreferenzialitร di chi รจ appena al terzo film e vuole giร fare il Maestro in crisi, quella che fece dire a Dino Risi โscansati e fammi vedere il filmโ, le risate sono parecchie.
Non per tutti i gusti

Io sono un autarchico (di Nanni Moretti, 1976)
Tutto inizia da qui: un ventitreenne romano con una telecamerina Super8, un gruppo di amici, la Roma post-sessantottina e una storia che รจ piรน che altro una serie di sketch a metร tra autoironia e autocommiserazione.
La squadra รจ pressochรฉ la stessa che farร il bis con Ecce bombo, e anche se รจ cosรฌ giovane da avere ancora lโacne, Moretti dalle primissime battute รจ giร il personaggio che amiamo odiare, o che odiamo amare, da quarantโanni e piรน. Semmai รจ strano vederlo, nella finzione della trama, con un figlio e una moglie, cosa che fino ad Aprile non si ripeterร nรฉ nella vita nรฉ al cinema.
Io sono un autarchico รจ giร tra i Moretti piรน cattivi e senza peli sulla lingua, con stroncature spietate di Visconti e Lina Wertmuller, e allo stesso tempo un esercizio di presa in giro di sรฉ e della propria generazione persa tra teatro sperimentale, (dis)impegno politico e poca voglia di lavorare.
Lโopprimente interno delle case piccolo-borghesi รจ di una bruttezza unica, aiutato dalla mancanza di illuminazione scenica, e tutto รจ quanto di piรน rudimentale, lento, ripetitivo e fai-da-te si possa immaginare, ma il fatto che ci si affezioni comunque ai protagonisti (tra cui il futuro giornalista musicale Paolo Zaccagnini) e che battute come โNo, il dibattito no!โ o โForse ho sbagliato ideologiaโ siano rimaste nel tempo, dimostra che lโoriginalitร non mancava giร allora.
Nota a margine: incredibile al giorno dโoggi sentire un idolo del progressismo come Moretti che invece de โlโuomo neroโ, al figlio piccolo dice: โQuantโรจ brutto il negro!โ.

Il portaborse (di Daniele Luchetti, 1991)
Se si escludono due parti minori in Padre padrone (1977) dei fratelli Taviani e in Domani accadrร (1988) di Daniele Luchetti, si tratta del primo film, nonchรฉ uno dei pochi, in cui Nanni Moretti appare come attore senza firmare la regia, e bisogna dire che se la cava egregiamente.
Soprattutto, si sceglie una parte che, come quindici anni dopo quando nel Caimano interpreterร in prima persona lโarcinemico Berlusconi, รจ decisamente inattesa rispetto alle aspettative: un odioso ministro socialista arrivista e corrotto, della stessa stirpe che nel giro di un anno sarebbe stata la causa di Tangentopoli.
Il ministro in questione รจ colui che assume come autore di discorsi lโidealista professore di liceo Silvio Orlando, che in quanto a valori ed etica professionale รจ agli antipodi, ma che in fondo si lascia anche lui conquistare da regali e favori garantiti dalla Casta.
Un film profetico in senso stretto, visto quanto sarebbe successo nel giro di pochi mesi dallโuscita, ma anche giร in grado di raccontare unโItalia ancora oggi pericolosamente viva, che dileggia โle anime belleโ, si vanta di non aver mai letto un libro intero, attacca il grigiore e sostiene che โi fessi dicono grazieโ.
Moretti รจ a briglia sciolta con un personaggio che รจ il perfetto fascino del Male, amichevole e seducente anche quando se ne conoscono le colpe; la colonna sonora stile Elio Petri anni Settanta funziona; i movimenti di macchina sono piรน eleganti che nei film con Moretti alla regia, e la sceneggiatura di Rulli e Petraglia parla senza censure di RAI o DC.
Purtroppo il film si rovina da solo con una certa schematicitร e una poca voglia di volare alto, e certe ingenuitร buoniste come lโauto ricevuta in regalo e poi simbolicamente distrutta a mazzate appaiono di cattivo gusto.

La seconda volta (Mimmo Calopresti, 1995)
Unโaltra eccezione, quattro anni dopo Il portaborse, della regola non scritta che vede Moretti recitare solo nei film di cui รจ regista: stavolta a girare cโรจ Mimmo Calopresti, e la storia รจ un interessante studio sul tema politico del terrorismo italiano e sui temi psicologici della vendetta e della riconciliazione.
Moretti รจ serio e misurato, ma comunque intrigante, nelle giacche a costine di un professore universitario quarantenne che un giorno per caso nota dallโautobus una donna trentenne (Valeria Bruni Tedeschi), donna che dodici anni prima gli aveva sparato un colpo non mortale in nome della lotta armata di sinistra.
La ragazza รจ infatti in carcere, ma ha il permesso di recarsi a lavoro in un ufficio di giorno, e quando Moretti comincia a pedinarla e poi ad attaccare bottone con lei come fosse un ammiratore, lei non si rende conto di avere davanti la sua ex vittima, e gli sviluppi tra i due si svelano pian piano senza svolte facilmente prevedibili.
Lui rilegge passaggi dagli scritti di Renato Curcio sulla sconfitta della generazione combattente e si lamenta che i brigatisti โsono tutti a spasso che scrivono libriโ, e sembra non voler avere intenzione di perdonare: anzi, in maniera tipicamente morettiana afferma: โNon voglio fare la vittima, voglio fare il nemicoโ, e โDove sono i cento che avete educato per colpire me?โ.
Una bella tensione da giallo si mischia con la storia politica dโItalia, senza contare il rapporto anomalo tra ex vittima ed ex carnefice come giร in La morte e la fanciulla o Il portiere di notte, in cui hanno eguale merito un Moretti molto credibile e una Bruni Tedeschi troppo innocente per il suo ruolo ma per questo capace di creare un bel gioco di ruoli per lo spettatore, che a un certo punto vede Moretti come un arrogante rancoroso e lei come una brava ragazza.
Peccato per il finale letteralmente irrisolto: gli americani in questo genere di film sono piรน bravi a stupirci con colpi di scena soddisfacenti.

La cosa (di Nanni Moretti, 1990)
โChampagne e caviale, spero che riuscirete a trovarmi/Perchรฉ sapete chi siamo: quelli che meritano il meglio dalla vita/E sanno quanto valgono i soldi/E quelli la cui unica disgrazia รจ stata avere montagne di niente quando sono natiโ. Sono versi di Mountains Oโ Things di Tracy Chapman, che Moretti piazza non a caso sui titoli di testa di un film che parla proprio di quel popolo degli ultimi, o dei difensori degli ultimi, che almeno idealmente era il Partito Comunista Italiano.
ร il novembre 1989 e Achille Occhetto, allโepoca segretario del PCI, ha da pochissimo annunciato che il partito dovrร rinnovarsi profondamente, e che cโรจ addirittura la possibilitร che cambi nome, come infatti accadrร nel 1991 diventando Partito dei Democratici di Sinistra.
La svolta provoca un sisma allโinterno delle sezioni, e Moretti decide di girare un documentario in otto cittร puntando una telecamera silenziosa sui militanti che prendono la parola durante i dibattiti in sezione, i quali esprimono le loro ragioni per continuare a credere allโutopia rivoluzionaria oppure adeguarsi ai tempi.
Moretti non appare e non fa altro che montare gli interventi che piรน ha apprezzato, ma basta anche solo questo, perchรฉ si tratta di un ritratto โ asciuttissimo e discreto โ che commuove nellโoffrire la testimonianza di unโepoca scomparsa, con uomini e donne normali (non cโรจ nessun dirigente) che credono col cuore al โbisogno di comunismoโ e operai che rivendicano che โil 50% di una vettura รจ fatto con le mani di chi quando va a votare vota in alto a sinistraโ.
Da antologia certi passaggi della sezione di Testaccio che sembrano scene tagliate di Ecce bombo: โIo mi ricordo che ero ragazzo e si diceva che lโUnione Sovietica doveva lentamente passare dal socialismo al comunismo. Ma manco er socialismo hanno raggiunto!โ.

Santiago, Italia (di Nanni Moretti, 2018)
Quasi ventโanni dopo La cosa, Moretti torna eccezionalmente al documentario, e anche stavolta รจ un documentario politico. Si tratta infatti di unโopera che ricostruisce una storia avvenuta nel Cile degli anni Settanta, e che per una volta vede lโItalia come protagonista positiva.
A parlare sono infatti dei cittadini cileni, molti intorno ai sessantโanni o piรน, che nel 1973 videro il proprio Paese cadere nelle mani del sanguinario dittatore Augusto Pinochet dopo la breve parentesi del governo socialista guidato da Salvador Allende. Chiunque fosse sospettato di essere contrario al regime rischiava la tortura e la morte, e cosรฌ molti militanti di sinistra, spesso ventenni, cominciarono a chiedere asilo presso lโambasciata italiana a Santiago, sul cui territorio il governo locale non aveva potere.
La cosa divenne talmente organizzata che molti di loro furono trasportati in Italia e accolti โnellโEmilia rossa dove il 70% votava PCIโ, e molti finirono per rimanere esuli in Italia per tutta la vita.
La differenza tra un prodotto televisivo e un film รจ probabilmente nelle piccole ma significative scelte stilistiche e morali, come quando la camera rimane fissa sugli intervistati che si commuovono (e commuovono anche noi), o quando Moretti stesso come intervistatore di un ex aguzzino dichiara: โIo non sono imparzialeโ.
Le immagini di repertorio con i raduni giovanili dedicati al Cile nei palazzetti dello sport dellโItalia degli anni Settanta testimoniano di un tempo di enorme partecipazione e solidarietร vera, ed รจ inevitabile confrontarlo con lโaccoglienza contemporanea nei confronti dei migranti, tanto che uno degli intervistati dichiara tristemente che oggi lโItalia assomiglia sempre di piรน al Cile peggiore nel suo individualismo.
Non un documentario epocale, nรฉ qualcosa di tipicamente morettiano, ma sicuramente una bella storia che meritava di essere resa nuovamente nota.
Per completisti

Il caimano (di Nanni Moretti, 2006)
Qualcuno forse ricorderร un programma televisivo della MTV di fine anni Novanta, Celebrity Deathmatch, in cui pupazzi di plastilina con le fattezze di personaggi famosi in qualche modo rivali si sfidavano su un ring senza esclusione di colpi. Ecco: se cโรจ un match che almeno dalla canna fumata in Aprile in poi il pubblico italiano ha sempre immaginato, รจ quello tra il magnate ed ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il regista di sinistra e radical chic per eccellenza Nanni Moretti.
Moretti nel 2006 non fa film da cinque anni, ma di mezzo cโรจ stata lโesperienza politica dei โgirotondiโ, che ha riscosso una notevole partecipazione popolare, e il suo ritorno al cinema sembra essere una sfida diretta proprio alla sua nemesi a pochi giorni dalle elezioni (che Berlusconi perderร contro Prodi).
Non รจ perรฒ una biografia di parte sul tycoon milanese, nรฉ un ritratto dellโItalia dellโepoca: semmai, รจ un anomalo e malriuscito frullato di tre film diversi: la storia di un produttore di filmacci di serie C (Silvio Orlando) che accetta di finanziare un film su Berlusconi; il racconto della vita famigliare a pezzi del suddetto produttore; il film nel film, con lo stesso Moretti che interpreta Berlusconi.
Le parti tendenti alla commedia grottesca, con i dibattiti sul trash splendidamente moderati da Tatti Sanguineti, attori che si prendono magnificamente in giro come Michele Placido o spezzoni di film immaginari dai titoli quali Cataratte, sono molto divertenti e ironiche, ma poi nella storia si insinua lโelemento B., e il film cambia atmosfera.
Si parla di soldi sporchi portati in Svizzera, si vedono le immagini di Berlusconi che dร del kapรฒ a un europarlamentare, si crea un clima quasi brechtiano e surreale che ricorda il (piรน volte citato) Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.
Come se non bastasse, poi, segretamente Nanni parla ancora di sรฉ pur non presente, affrontando il tema del divorzio da lui vissuto, e in fondo รจ anche un film sulla gelosia bruciante, sul dolore dei sentimenti, cosa inedita visto che Moretti non si era mai visto soffrire seriamente per amore.
Musiche fuori tempo, usi impropri di canzoni di Damien Rice, una fotografia che lo fa sembrare una fiction, e in generale un valore che รจ quasi solo quello di oggetto politico, perchรฉ cinematograficamente non รจ abbastanza comico da essere rivisto col sorriso nรฉ abbastanza coinvolgente da commuovere. Sicuramente entrato nella storia della cultura civile del Paese, ma ci si chiede cosa ne penseremmo se fossimo stranieri.

Habemus Papam (di Nanni Moretti, 2011)
Se del Moretti fino a La stanza del figlio (2001) si puรฒ dire che non abbia davvero mai sbagliato un colpo, gli anni Duemila (e Duemiladieci, e Duemilaventi) sono un periodo ormai piuttosto lungo in cui lโautore sembra essere decisamente cambiato, e aver perso molti aspetti tradizionali del suo cinema.
Come incantato dalle sirene della Maturitร , Moretti sembra aver inseguito unโidea di cinema serio, borghese, ricco, spesso tendente al tradizionale, che รจ un poโ il contrario di quanto abbia fatto nel resto della sua carriera.
Ecco quindi questo film profetico (รจ uscito nel 2011, due anni prima delle dimissioni di Ratzinger) in cui si immagina un conclave che elegge un papa dubbioso, talmente bloccato di fronte alla responsabilitร che decide di non mostrarsi alla folla ma anzi di scappare in giro per Roma per schiarirsi le idee.
Idea sicuramente brillante, come convincente รจ lโinterpretazione del gigante del cinema francese Michel Piccoli, ma lo sviluppo della storia a partire da questo colpo di genio รจ quantomai piatto, in un film che sembra sempre rimanere sul bordo dei suoi temi senza andare fino in fondo.
Ecco quindi il confronto tra psicanalisi secolarizzata (nelle vesti proprio di Moretti, che evidentemente si vede bene nel ruolo) e tradizione ecclesiastica, che perรฒ si risolve bonariamente in una partita di pallavolo; ecco i rimpianti del neo-papa su una vita alternativa da attore, che perรฒ rimangono a mezzโaria; ecco la comparsa di Margherita Buy come psicanalista, che perรฒ fa appena in tempo a parlare di deficit da accudimento per poi tornare da dovโรจ venuta.
Ci sono sicuramente piรน stile, piรน soldi, piรน eleganza nella grammatica cinematografica che in tutta lโaustera e spartana carriera morettiana, e certe zampate nel creare momenti magici ci sono ancora, come i cardinali che volteggiano su Todo cambia, la guardia svizzera che fuma nelle stanze del papa o Moretti che fa Moretti indispettendo i porporati col suo fare irrispettoso.
Il film, perรฒ, รจ un film โveroโ, serio, un compitino ben realizzato, un film che potrebbe essere firmato da tanti altri registi, e questi sono forse i peggiori complimenti che si possano fare a un film di Nanni Moretti.

Caos calmo (di Antonello Grimaldi, 2008)
ร il 2008 e sono passati tredici anni dallโultima volta in cui Moretti ha deciso di recitare in un film che non fosse suo. Cosa lo abbia spinto, tra le mille proposte pervenutegli, a fare questa scelta sciagurata, รจ ancora un mistero.
La risposta sta probabilmente nel fatto che il film, per la regia di Antonello Grimaldi, sia tratto dallโomonimo romanzo vincitore del Premio Strega di Sandro Veronesi, il quale devโessere tra gli autori preferiti di Moretti se รจ vero che a breve lo vedremo nuovamente impegnato come attore in un adattamento de Il colibrรฌ.
Tornando a Caos calmo, gli va riconosciuto il fatto di essere un film decisamente anomalo, visto che ha un 80% di ingredienti da classica tragedia allโitaliana perbene (cast altisonante, famiglie disastrate, pianti, buoni sentimenti, Ivano Fossati in colonna sonora), ma poi a sorpresa butta in mezzo una bestemmia, una donna affetta da una sorta di sindrome di Tourette, Moretti che fuma oppio, interi dialoghi (inutilmente) in francese, e una lunga scena di sesso tra Moretti e Isabella Ferrari talmente di cattivo gusto che sembra una profanazione.
La storia รจ quella di un dirigente dโazienda che, dopo lโimprovvisa morte della moglie, sente il bisogno di stare vicino a sua figlia in etร scolare, e in una mossa a metร tra The Terminal e Ricomincio da capo, per farlo si piazza ogni mattina su una panchina davanti alla sua scuola, dove come fosse un ufficio si alternano a consultarlo parenti, amici, colleghi e sconosciuti.
I duetti con attori inaspettati quali Alessandro Gassmann e Valeria Golino, cosรฌ come quelli con un compare affiatato come Silvio Orlando, sono molto godibili, e fanno rimpiangere un Moretti un poโ piรน integrato nel cinema italiano, e anche il personaggio ha modi di dire e di fare che si staccano in modo interessante dai morettismi di sempre. Il tutto perรฒ รจ talmente distante dal rigore e dalla diversitร a cui siamo abituati che segna quasi la rottura di un rapporto di fiducia, come se da Moretti non ci aspettassimo certe cadute nella melassa e nella volgaritร che situano il film a metร tra Miracolo sulla 34ma Strada e Gola profonda.
Come sia stato convinto perfino Roman Polanski a fare un cameo รจ un mistero.

Mia madre (di Nanni Moretti, 2015)
Ultimo film di finzione di Moretti prima dellโatteso Tre piani (che pare annunciarsi sulla stessa linea), Mia madre รจ probabilmente la summa (in negativo) di quello stile โadultoโ che da La stanza del figlio in poi sembra essere lโinattesa cifra stilistica del regista dopo decenni di libera e iconoclasta gioventรน cinematografica.
ร veramente sgradevole criticare la scelta personale di un regista che, come nel caso di Moretti, dopo la morte della propria madre voglia trasporre quellโesperienza nella sua arte, ma รจ anche inevitabile chiedersi se un lutto privato debba necessariamente farsi pubblico quando non รจ affatto in grado di elevarlo a qualcosa di universale.
Evitando lโautobiografia totale, Moretti usa Margherita Buy come alter ego, e ne fa una regista impegnata nella realizzazione di un film che si scontra con la sua vita privata, e in particolare con la malattia dellโanziana madre, un evento che sembra vivere senza mai riuscire davvero ad esprimere i suoi sentimenti in merito.
Il film รจ molto realistico nel rappresentare situazioni famigliari in cui tutti possono ritrovarsi, con persone normali poco avvezze ai grandi gesti melodrammatici, cosรฌ come รจ realistica la figura della Buy, ma non se ne capisce davvero il fine ultimo se non nella trasposizione narcisistica di un proprio dolore personale, condito dalle solite famiglie divise (un tic, ormai), dalle solite autoaccuse di snobismo ed egoismo, dal solito film nel film come giร in Sogni dโoro, Aprile e Il caimano.
I violini drammatici come sottofondo, la fotografia piatta da fiction di RaiUno, i dialoghi da soap opera radical chic sui libri di Lucrezio e Tacito, i dettagli macabri: tutto quello che uno non vorrebbe in un film di Moretti รจ qui, ed รจ un peccato, soprattutto visto che per anni il suo piรน grande merito รจ stato quello di farci specchiare nelle sue ossessioni.
Unico faro che brilla di luce propria: un John Turturro esilarante, che nel ruolo di una star americana compagnona porta una nota di allegria necessaria.
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